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venerdì 12 maggio 2017

Movie #27: Pieles, 2017


Purtroppo (o per fortuna) seguo ormai da tempo un canale Youtube destinato a un solo pubblico dallo stomaco forte (e non troppo bigotto, per carità) che risponde all'esotico nome di Shivaproduzioni. Questi carissimi ragazzi non fanno altro che farmi capire quanto io faccia schifo come essere umano. Ma andiamo con ordine. Proprio grazie a loro, ho scoperto Pieles (Skins, 2017), primo lungometraggio del giovane cineasta spagnolo Edoardo Casanova. 
QUESTO FILM FA SCHIFO. E da qui mi spiego: indubbiamente è un film di cattivo gusto (una ragazza con un ano al posto della bocca non è sicuramente il massimo), ma è di un bel cattivo gusto. Voglio dire, non è un cattivo gusto fatto a caso, anzi, ha la sua estetica fatta di bellissimi colori pastello che circondano un mondo di persone con delle "devianze" sia fisiche che psicologiche. Il film è un intreccio di storie diverse, ma allo stesso tempo tutte intrecciate che, perdonatemi, non vi racconto; dovete beccarvi tutto dritto in faccia, senza spoiler di nessun tipo.
Questo film è pura follia a suon di opera. E mi è piaciuto: sì ragazzi, mi è piaciuto, mi ha fatta sorridere, emozionare e quasi vomitare. Secondo me è stupido però cercarci per forza una morale, che probabilmente sarebbe la banalissima "non importa che tu abbia un ano in faccia o sia un pedofilo, troverai comunque il tuo posto nel mondo". Per me è da vedersi come puro delirio estetico di un 26enne a cui piace coprire la merda coi glitter,

domenica 7 maggio 2017

Places #1: Il roseto comunale di Roma


A Roma esiste un posto incantato. Nei pressi della stazione metro Circo Massimo, precisamente in Via di Valle Murcia, rose di ogni tipo si fanno ammirare da visitatori estasiati (e non esagero!) che si ritrovano immersi in un'atmosfera fiabesca. Questo posto è il roseto comunale di Roma, che per un breve periodo (tra gli ultimi di aprile e inizi di giugno) è aperto al pubblico, nel clou delle sua fioritura.
Io personalmente, adoro le rose. Credo che, insieme ai tulipani (che non so per quale motivo siano diventati mainstream, ma vabbe'), siano dei fiori meravigliosi. Inoltre, essere nata a maggio mi fa pensare che questo fiore mi appartenga in qualche modo di diritto. Sin da piccola ho pensato che la rosa fosse il mio fiore. Un ego piccolo piccolo insomma!
Insomma, se vi trovate a passare da Roma in questo periodo, vi consiglio di farci un salto.

Piccola curiosità: sapete perché la rosa canina ha assunto questo nome?
Pare che ai tempi degli antichi romani il decotto ricavato dalle sue radici venisse usato per curare la rabbia (idrofobia).

Ecco alcune delle foto più belle!






 Se volete vedere le altre, visitate la mia pagina Facebook, che a differenza di blogger mi permette di fare una galleria 😠
https://www.facebook.com/bionicgirlblog/

Buon mese delle rose a tutti!

lunedì 24 aprile 2017

Book #6: Il sentiero dei nidi di ragno


Considerando il periodo, vorrei consigliarvi un libro a tema Resistenza: il famosissimo Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. Sì, sto per compiere 23 anni e non avevo mai letto questo libro fino a pochi giorni fa. Non so perché (o forse effettivamente potrei saperlo), Calvino non mi ha mai attirato come scrittore, ma con questo libro mi sono ricreduta.
Attraverso gli occhi del piccolo ma disilluso Pin, riviviamo nella Liguria della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza. Pin è un orfano che sembra non trovare il suo posto nel mondo: deriso dai grandi ed evitato dai suoi coetanei, egli vive con la sorella prostituta, avvezza a soddisfare i bisogni dei fascisti. Un giorno però, la vita del piccolo Pin cambia, e nel suo meschino quotidiano si infiltra la realtà della Resistenza, fatta di uomini, donne e, perché no, anche di ragazzini. Grazie a questa avventura, incontra Cugino, una sorta di gigante buono che sembra capirlo, e soprattutto, non deluderlo mai, neanche alla fine.
Pin ci mostra, attraverso il suo occhio critico, il bizzarro mondo degli adulti: intorpiditi e istupiditi dall'alcol e dal sesso, essi mancano di coerenza e di lealtà. Un romanzo duro, soprattutto nei confronti delle donne (i due personaggi femminili principali sono la sorella di Pin, una prostituta, e Giglia, un'adultera), ma che nonostante la sua palese misoginia, affascina e commuove.

giovedì 13 aprile 2017

Netflix is love, Netflix is life #4: 13 Reasons Why (Tredici)


Avevo sentito parlare di questa serie: un giorno, lessi un post dove una ragazza la definiva scioccante e incredibilmente intensa. Sempre su Facebook, notai che una ragazza aveva firmato una petizione nella quale si chiedeva che fosse mostrata in tutte le scuole. La curiosità era tanta, per cui ho divorato 13 Reasons Why a bocconi pieni.
Sicuramente aveva ragione la ragazza del primo post, è una serie intensa. Ma allo stesso tempo, questo teen-drama (tratto da un romanzo di Jay Asher) è davvero avvincente. Ogni singolo personaggio viene presentato in ogni sua sfaccettatura, col risultato, forse azzardato, che lo spettatore finisce per non odiare tutti i carnefici, che a loro volta si dimostreranno anche vittime ( più o meno consapevoli).
Trama in breve: una ragazza, Hannah, si suicida, ma prima di farlo lascia 7 audiocassette in cui spiega i 13 motivi (o persone) che l' hanno spinta a compiere l'estremo gesto. Lo spettatore le ascolta tutte attraverso Clay, ragazzo con cui Hannah sembra aver avuto un rapporto speciale. Anche lui ragazzo "diverso" che, come la stessa Hannah, riesce a fatica ad integrarsi con gli altri suoi coetanei.
Detta così, sembrerebbe una storia abbastanza banale e, forse, lo è. Ciò che non è banale è il modo in cui la viviamo: una ricostruzione vivida della crudeltà che ci circonda. A chi non è mai capitato di scoprire la falsità della gente e rimanere di stucco di fronte all'orrenda maschera che sappiamo costruirci ogni giorno pur di sopravvivere in questa giungla che è la nostra società? Gelosia, egoismo e maschilismo tengono le redini di ogni relazione sociale e chi non si attiene alle loro leggi rischia di sopperire. Certo, tutta la serie improbabile di sfortunati eventi che accadono a Hannah sembra un po' esasperata e poco credibile (scusate, ma ad una certa non c'è l'ho fatta... Vengono trattati dei temi davvero seri, ma alcuni toccano il ridicolo!), ma la serie merita di essere vista per due ottimi motivi: il primo è che è un ottimo esempio di sensibilizzazione verso tutti i problemi legati al bullismo, il secondo è che sa tenere attaccati allo schermo.
Promossa a pieni voti.

lunedì 10 aprile 2017

Games #1: Resident Evil 7


Recentemente ho avuto l'onore e il privilegio (non so se traspare abbastanza il sarcasmo, per cui vi confermo che sì, sono totalmente sarcastica) di giocare al nuovo capitolo di Resident Evil. Che dire, per me che sono una grande fan di Resident Evil 2 (gioco che, aimé, non sono riuscita a finire), giocare a un Resident Evil senza zombies ( o perlomeno, senza classici zombies) è stata un po' dura. Nonostante ciò, posso decisamente consigliarlo. Sì, fa cagare in mano. Sì, la grafica è così realistica da ferirvi l'anima e da farvi odiare la CAPCOM, ma la storia è bellissima. Resident Evil 7: biohazard è l'horror che da tempo manca nelle sale cinematografiche, ma che per fortuna sopravvive nei videogiochi.
Piccolo accenno senza spoiler alla trama: il gameplay inizia con il protagonista, Ethan, che per cercare la sua brutta ragazza, Mia, da tempo dispersa, finisce in una strana casa, abitata da una famiglia di veri squilibrati. Sopravvivere a questa spaventosa avventura, non sarà affatto facile...
Bello tutto, dalla trama alla colonna sonora, Resident Evil 7 è assolutamente da non perdere ( a meno che non siate malati di cuore).

Ps. Sulla mia pagina Facebook ci dovrebbe essere il link di qualche mia live su Twitch! Se siete curiosi, non dovete far altro che darci un'occhiata!
https://www.facebook.com/bionicgirlblog/

martedì 28 marzo 2017

Netflix is love, Netflix is life #3: Paris Is Burning


Amo il mondo del Drag. Ricordo di aver fatto per la prima volta i conti con una Drag Queen una sera, durante i miei primi anni da fuorisede in un famoso locale gay di Roma: niente di che purtroppo. Anzi, rimasi abbastanza delusa dal fatto che quello strano personaggio sembrasse una donna brutta, sciatta e mascolina. Una caricatura mal riuscita. Col tempo ho capito che una Drag di serie B non può fortunatamente rappresentare una categoria di artiste. Divertenti, spiritose e bellissime, le Drag Queen sono delle dive che spesso dietro ai sorrisi e ai quintali di trucco nascondono tanto dolore. Paris Is Burning è un documentario del 1990 che mostra ogni lato del Drag: dalle paillettes ad una vita di violenza e discriminazione, dalle luci della ribalta ad una lurida stanza di un motel. Adoro l'atmosfera dei balli della comunità LGBT di New York di fine anni '90, adoro il vogueing (finalmente ho capito fino in fondo il senso di Vogue di Madonna) e adoro il fatto che il documentario spieghi perfettamente il gergo del Drag. Ho già detto che l'adoro?

domenica 12 marzo 2017

Book #5: Accabadora


Questo libro mi ha piacevolmente sorpreso. Acquistato approfittando del -25% sugli Einaudi, Accabadora è una narrazione fittizia che però ruota intorno alla figura realmente esistita del folklore sardo, l'accabadora appunto. E proprio nella Sardegna del dopoguerra è ambientato questo romanzo, in un'atmosfera che profuma delle mandorle dei gueffus, sotto il quale però si cela il mistero della strana e losca figura di Bonaria Urrai; losca per carità, ma forse dotata di straordinaria pietà di fronte al dolore e l'indifferenza comune.
Parole chiave di questo romanzo sono sicuramente le parole madre e morte. La morte in questo romanzo è dipinta spesso come ultimo gesto d'amore di una grande madre, che oltre a dare la vita, decide con grande coraggio di porgli fine quando essa diventa un insopportabile macigno.
Accabadora tocca con estrema delicatezza un tema che non viene spesso trattato nei romanzi: l'eutanasia. Un romanzo fatto di donne: donne che danno e riprendono la vita, madri che rifiutano il frutto del loro seno e madri che accolgono il frutto del seno di altre. Un romanzo bellissimo scritto da una donna che parla di altre donne senza santificare o demonizzare nessuna di esse. Nessun giudizio, solo un gran trasporto emozionale e anche un'amara riflessione sul nostro paese. Da leggere assolutamente.

La Maschera del Demonio: Maschera Anti-Aging Petali di Rosa Khadi


Il weekend, si sa, significa solo una cosa: maschera viso e serie tv sul letto, possibilmente indossando un bel pigiama di pile! La maschera che vi recensirò (manco fossi la peggio beauty blogger di Caracas) purtroppo non è low-cost (non so a cosa pensassi quando ho buttat... speso 11 € per una maschera viso), ma almeno è completamente naturale e non testata sugli animali.

TEXTURE
La consistenza è granulosa e secca troppo velocemente, sicuramente prima dei 15 minuti di posa consigliati. In più, quando deve essere rimossa (cosa non facile), i piccoli granuli effettuano un'azione esfoliante, che per me non è proprio piacevole, avendo la pelle couperosica e reattiva.

RISULTATI
A quasi 23 anni sono ossessionata dall'idea di avere le rughe, e se su un prodotto c'è scritto "anti- aging", esso attrae la mia attenzione. Ho acquistato questa maschera circa un'anno fa, ma solo ultimamente ho iniziato ad utilizzarla con cadenza regolare. La verità è che la trovo scomoda e per niente pratica, ma lo dice una che fine a un anno fa utilizzava le maschere monodose da 99 centesimi. Nonostante questo, non la trovo miracolosa: restringe un po' i pori e lascia la pelle liscia, ma dopo pochi minuti, se non applico una crema idratante, la pelle tira neanche mi fossi lavata la faccia con l'alcol puro. Inoltre mi lascia la pelle arrossata per un bel po'. Insomma, più che per una pelle matura, sensibile o secca, io la consiglierei per una pelle grassa. Il profumo è paradisiaco, ma non mi pare un motivo abbastanza sensato per spendere 11€. Promossa? Hell to the no!

sabato 4 marzo 2017

Movie #27: The LEGO Batman Movie


Volete ridere? Siete dei nerd (ma manco troppo)? Amate Batman? Allora dovete vedere The LEGO Batman Movie! Un film per tutti, dalla trama semplice, lineare e fottutamente kawaii!
Nonostante la sala fosse piena di bambini, accompagnati da attempati genitori ronfanti, LEGO BATMAN NON E' UN FILM PER BAMBINI. A parte i numerosi riferimenti alla cultura pop che un bambino di sei anni non credo possa capire (vi dico solo una cosa: OCCHIO DI SAURON) , ma vogliamo parlare dello swag di Batman? Il Batman Lego è un figo pieno di soldi e osannato dalle folle, ma che nel quotidiano si ritrova terribilmente solo. Insomma, si ripropone la solita morale becera: i soldi non sono tutto, chi trova un amico trova un tesoro, o per dirla come i russi Не имей сто рублей а имей сто друзей. Inoltre, questo film è terribilmente accurato e omaggia diversi momenti nella storia del quasi 80enne uomo pipistrello.
Il doppiaggio non fa così schifo, se non fosse che abbiano fatto doppiare Barbara Gordon da Geppi Cucciari. In quale strana dimensione esiste una Barbara Gordon cagliaritana? Bella invece la scelta di far doppiare Batman da colui che è ha impersonato un indimenticabile supereroe nostrano: Claudio Santamaria.
Insomma, un film carino e divertente, senza pretese ma troppo swag.
VOTO: 7/10

Movie #26: Jackie


Parto subito dicendo che questo film è una delusione. Chi lo adora (se esiste qualcuno a cui sia piaciuto davvero), lo ama solo per l'atmosfera vintage e l'alone glamour chanelloso che pervade la pellicola. Sembra un video di Lana Del Rey, solo che di sottofondo c'è il musical Camelot. La figura di Jacqueline Kennedy risulta instabile, indecisa, persa e a tratti infantile (che per carità, magari la first lady era effettivamente così), addirittura fastidiosa. Pochi riferimenti al contesto storico, pochi riferimenti ai tradimenti del presidente, pochi riferimenti ai veri temi che ci si sarebbe aspettati di vedere in un film sulla vita della prima Kennedy, poi Onassis; è tutto esclusivamente incentrato sulla figura della ex-first lady dopo la morte del suo adorato e idealizzato marito; secondo il mio modesto parere, si sarebbero potute toccare corde diverse. Non è un capolavoro, tanto meno un cult: può essere tranquillamente bypassato senza troppi rimorsi. Un film per le fashioniste, che riescono ancora a farsi abbindolare da quattro cagate pseudo-filosofiche su sfondo pastello. Mi dispiace, ma no. Amo la Portman, ma neanche lei (comunque bravissima), riesce a salvare un film troppo pretenzioso, ma che manca di sostanza.
Voto: 5/10

venerdì 17 febbraio 2017

Ma il miele è vegan?

Avevo voglia di biscotti, ma seguendo il consiglio del mio guru Michael Pollan, piuttosto che comprarli, preferisco farmeli da sola. Di solito, quando mi avventuro in ricette improvvisate, i risultati sono spesso disastrosi, ma questa volta la ricetta non era propriamente improvvisata; infatti ho preso spunto rivisitando questa ricetta. Ora, non è che io sia vegana o roba simile, però non ho mai burro o latte in casa, perché semplicemente non ne uso e perciò cerco spesso dolci vegani per non dover alzare le chiappe dalla sedia e comprare gli ingredienti giusti. Purtroppo però, non ve lo nascondo, i dolci vegani spesso sono qualcosa di terribile - vedi la figuraccia che ho fatto servendo ai miei amici una torta al cioccolato vegana... Era così pastosa che si faceva fatica a mandarla giù! Vi giuro, l'avevo cotta! - ma ci sono le dovute eccezioni! Tipo questi biscottini velocissimi (meno di mezz'ora tra impasto e cottura), che considerando la mia sostituzione dello zucchero con del miele non credo siano più vegani come da ricetta originale. Ma chi se ne frega. Assolutamente da provare! Friabili al punto giusto nonostante siano fatti quasi di aria! E SENZA OLIO DI PALMAAAAAA666!!

Ingredienti
- 180 gr di farina 00
- 2 cucchiaini colmi di miele
- 45 gr di olio di semi di girasole
-45 gr di acqua
- un pizzico di sale
- una puntina di bicarbonato
- 100 gr di cioccolato come vi pare

Procedimento
Mischiate a caso tutti gli ingredienti finché non ottenete una palla informe di frolla. Fate delle palline con le mani (???????), schiaffatele su una teglia, schiacciandole bene. 180°, 20 minuti, ma pure meno. Ed eccoli!

Erano di più, ma purtroppo li ho mangiati.





giovedì 16 febbraio 2017

Netflix is love, Netflix is life #2: Cooked


Come ben sapete, ultimamente l'alimentazione è una mia ossessione. Certo, io sono arrivata ormai ad un punto di non ritorno. L'ho ben capito dopo che una volta ho fatto l'errore - o forse l'errore è stato il suo?- di fare la spesa in compagnia del mio ragazzo: per me fare la spesa è una continua lettura di etichette, di ripensamenti e di prodotti da rimettere apposto perché "no, questo schifo industriale non fa più per me!". Tra i sospiri impazienti della mia dolce metà e i miei giramenti di maroni perché nessuno capisce quanto importante sia per me fare la hipster e rompere le palle su certe cose, ho capito che, aimé, forse avrei dovuto tenere la mia passione per il cibo non industriale per me. Ma poi, l'illuminazione: Netflix mi ripropone per l'ennesima volta questo documentario (tra l'altro sempre schifato). Leggo la descrizione e non potete capire che felicità nel vedere che a fare da narratore a questo fantastico viaggio culinario ci fosse Michael Pollan, autore di In difesa del cibo, libro che ho adorato.
Cooked è un documentario diviso in 4 puntate da 1 ora circa; le puntate prendono il nome dai quattro elementi che servono a trasformare le materie prime in cibo: fuoco, acqua, aria e terra. Io l'ho trovato incredibilmente interessante (ma io sono noiosa e mi piacciono i documentari). Non vi aspettate un pippone però su quanto faccia male lo zucchero e l'industria! Cooked è solo un viaggio all'origine del nostro strano modo di alimentarci (molti degli alimenti da noi consumati sarebbero per noi immangiabili senza cottura). Un viaggio in America, India, Marocco e Sud America per scoprire come e perché certi alimenti vengano mangiati proprio così e perché risultino particolarmente appetibili ai nostri occhi.
Cooked è da divorare in una sola notte.

domenica 29 gennaio 2017

Movie #25: La La Land


La La Land è un musical che funziona. Non sono una grandissima fan del genere (anche se Cabaret e Funny Girl non si toccano), ma sono una fan del cinema che fa emozionare e questo film emoziona.
La La Land è un film sulla nostalgia: nostalgia per la vecchia Hollywood (nel film si citano diversi film d'annata tra cui gli immortali Gioventù bruciata e Casablanca), per il vecchio jazz e, soprattutto, nostalgia per i vecchi amori perduti. Insomma, un film nostalgico ma che non lascia l'amaro in bocca, anzi. Un film da vedere e, soprattutto, da sentire.
Consigliatissimo.

martedì 24 gennaio 2017

Book #4: Dalla Parte Delle Bambine


Dalla parte delle bambine è un saggio illuminante pubblicato nel 1973, scritto da Elena Gianini Belotti, esperta nell'assistenza all'infanzia. Perché illuminante? Perché fa aprire gli occhi sul fatto che se oggi siamo quello che siamo (soprattutto noi donne), dobbiamo ringraziare la società che sin dalla tenera età ci ha plasmato in un certo modo: docili, paurose e pronte a tradire noi stesse pur di essere scelte e gratificate.

Perché leggerlo?
Io personalmente ho deciso di leggerlo perché faccio parte di un gruppo di lettura (Pasionaria Book Club - cercatelo su Facebook) che lo consigliava insieme ad Ancora dalla parte delle bambine della Lipperini (che però non credo leggerò).
Prima di leggerlo, dovete tenere in chiaro una cosa: è un libro scritto e pubblicato negli anni '70. E' indubbio che molte idee ed esempi risultino anacronistici, ma non per questo ne sconsiglio la lettura. Così sono state cresciute le nostre madri, e di conseguenza, anche se in maniera meno restrittiva, siamo state cresciute noi. Per forza di cose, il bambino, che sia maschio o che sia femmina, dai tre anni inizia a capire a quale sesso appartiene e si identifica in primis con uno dei genitori. Va da sé che se sei una bambina, e tua madre è una frustata manico-ossessiva, in qualche modo questi tratti entreranno a far parte di te, e poi avrai bisogno di tutta una vita per liberartene. Questa è un'estremizzazione certo, ma pensate ad esempi più comuni, ovvero alla cura maniacale con cui molte delle nostre madri gestiscono la casa: deve essere sempre pulita, e se per caso dovesse venire qualcuno e trovare la casa in disordine, per loro questo banale avvenimento risulterebbe un fallimento personale, che le mortifica e le fa sentire in forte disagio. Non riescono ad andate contro ad uno schema: casa pulita= donna da gratificare, modello da invidiare; al contrario casa sporca= bestia di satana. (Ora venitemi a dire che non è così, soprattutto nel nostro paese).
Un'altra cosa che ho notato però, è che la scrittrice parte spesso prevenuta: ad esempio, ecco un passo (p.183) che mi ha fatto un po' storcere il naso (uno fra i tanti):

(...) "Cara Giovanna," rispondeva il direttore di un giornalino per bambini (...) "hai fatto una domanda molto intelligente per una bambina," esprimendo in questo modo l'opinione largamente condivisa, che le bambine, essendo generalmente cretine, non fanno domande intelligenti (...)

Intanto, cara Elena, datti una calmata. Molto più probabilmente, il direttore esprimeva l'opinione largamente condivisa (purtroppo) che i bambini siano generalmente cretini, a prescindere dal loro sesso. E questa è solo uno dei tanti esempi che mostrano quanto la scrittrice spesso estremizzi. Quindi sì, da leggere, ma prendete molte affermazioni con le pinze.

A chi lo consiglio?
Lo consiglierei o a chi si accinge ad avere dei bambini (ricordiamoci che più che un saggio femminista è prima di tutto un saggio pedagogico) o a donne di tutte le età che vogliono capire il perché di tanti loro comportamenti di auto-sabotaggio.

lunedì 23 gennaio 2017

Netflix is love, Netflix is life #1: The OA


Netflix continua a sfornare serie su serie e sembra (dico sembra) non sbagliare un colpo. L'ultima arrivata è The OA. Ecco, secondo il mio modesto parere, The OA è un pendolo che oscilla verso il flop totale e l'epicità. Vediamo perché.

1. POCO ORIGINALE
Quei furboni di Netflix dopo il successone di Stranger Things hanno ben pensato di creare un'altra serie sulla falsa riga dello show che quest'estate ha fatto urlare al miracolo. Prairie/Nina/ The OA non è altro che una Eleven un po' cresciuta: entrambe col naso sanguinante (neanche avessero visto le mutandine di qualche ragazza) e con dei "poteri" (con la differenza che quelli di Eleven erano poteri tangibili, quelli di Prairie non capisco se esistano o meno data l'ambiguità del finale).

Ragazzo anime arrapato

Eleven - Stranger Things

 Prairie - The OA
Inoltre, entrambe le serie ruotano intorno all'ipotesi dell'esistenza di altre dimensioni: sia Eleven, sia Prairie sono la chiave per accedere all'altra dimensione e per questo sono utilizzate come cavie da scienziati pazzi (con la differenza che in The OA lo scienziato, Hap, viene ben caratterizzato, mentre in Stranger Things questo non avviene). Insomma, se avete visto e amato Stranger Things, The OA vi sembrerà estremamente familiare.
Stranger Things

The OA

2. The OA è lento 
Sin dall'inizio ho avuto l'impressione che a questa serie mancasse qualcosa. Onestamente, facevo fatica a guardarla: esteticamente ben fatta ma con una trama che non vuole funzionare. Certo, è anche una questione di gusti, ma io ho trovato The OA una serie confusionaria e a tratti troppo pretenziosa.

3. Il finale
Il finale di stagione vi lascerà sconcertati: il balletto è di un disagio assurdo (se vi è piaciuto mi dispiace, io l'ho trovato grottesco e abbastanza imbarazzante - ma che è? High School Musical?) e l'epilogo mi ha lasciato addosso un'angoscia mai provata alla fine di una serie, ma rimane comunque uno dei momenti più alti di The OA: che succede adesso? Dov'è Prairie?
Non so però se la mia curiosità possa spingermi a guardare la seconda stagione e se un finale abbastanza geniale (tranne il balletto, per carità) possa salvare un'intera serie.

Lo consigli?
Se non avete guardato Stranger Things forse, ma se non avete visto Stranger Things vi consiglio Stranger Things. Per me, The OA è intelligente ma non si applica, lascia lo spettatore confuso e sommerso da domande che non avranno risposta fino alla prossima stagione. Per me The OA è la serie corrispondente a un altro grande segreto di Fatima, il film It follows: acclamatissimo dalla critica ma che non funziona alla visione. Voi cosa ne pensate?

martedì 17 gennaio 2017

Vuoi fottere il sistema? Leggi l'etichetta.

Da poco tempo a questa parte, cerco di essere una consumatrice consapevole. Purtroppo non è sempre facile: non potendo basare le mie conoscenze su concrete verità scientifiche, ma attraverso ricerche sulla rete, le mie fisse potrebbero risultare poco solide e facilmente confutabili. Beh, non metto in dubbio che io non sia una testata giornalistica accreditata, ma a mia difesa, posso aggiungere che provare ad interessarsi a cosa si ingerisce ogni giorno non può certo far male.
Una delle mie fisse principali è lo zucchero: sono fermamente convinta che ne ingeriamo più del necessario, perciò ultimamente non faccio che leggere etichette e fare salti mortali per ridurlo, nonostante non sia affatto facile: come ben sapete, la tipica colazione italiana si basa su latte/cappuccino e cornetto/frollini. Ovviamente non posso sapere quando zucchero hanno i cornetti del bar ( eh, ahimé, a volte al cuor non si comanda), ma posso sapere quando zucchero c'è per 100g di frollini di una famosa marca del supermercato. Lo scoperta è (almeno per me) sorprendente: 25g di zucchero. Ora, non so voi, ma io la mattina ho fame, e non ho mai seguito i consigli dietro la confezione che consiglia di mangiare 4 frollini e un frutto: io mi abbuffavo di frollini, probabilmente mangiandone 100g o di più. Ed ecco che mi sono già partiti 25 gr di zuccheri inutili. Che poi, comunque, a metà mattinata mi sentirò debole e affamata. Ma perché tanto rumore per nulla? Beh, ultimamente penso parecchio al mio pancreas, e mi spaventa il fatto che se non ci sto attenta corro il rischio di sviluppare negli anni il diabete di tipo 2. Inoltre, provo a leggere l'etichetta di ogni prodotto che compro. Provateci, vi sorprenderà vedere quanti ingredienti che vi risultano poco familiari sono presenti nei vostri snacks preferiti. E non crediate di salvarvi comprando roba sugar-free. Peggio che andar di notte. Dopo aver letto In Difesa del Cibo di Michael Pollan, il mio modo di fare la spesa è cambiato. Regola n°1: nel prodotto che stai per acquistare ci sono ingredienti che non hai mai sentito nominare o che non riconosci come cibo? Non comprarlo. Lo so, vi sembrerà di non poter mangiare un accidenti, ma credetemi, ne varrà la pena. Avete mai sentito parlare i vegani del loro incredibile aumento di energie? Non dovete dire no alla carne e ai derivati animali per avvertirlo, vi basterà mangiarne meno e sceglierli con cura. Non dico nulla di nuovo, ma mi sorprende come molte persone prendano per il culo la gente che tiene alla sua alimentazione. GENTE, NON E' TERRORISMO PSICOLOGICO, E LO SO CHE SI MUORE LO STESSO, MA QUESTO NON VUOL DIRE CHE BISOGNA ABBUFFARSI DI MERDA. Passo e chiudo.

Se volete saperne di più:
Fed up - Documentario
That Sugar Film - Documentario
In Difesa del cibo di Micheal Pollan

lunedì 2 gennaio 2017

AHS 6: tra disgusto e genialità.



Ho seguito  American Horror Story sin dall’inizio, ma me ne sono innamorata davvero da Asylum in poi (seconda stagione) . Da lì, è stata un’altalena di alti e bassi, fino ad arrivare all’ultima stagione, Roanoke.
Ecco, Roanoke vi farà venire il volta stomaco, ma allo stesso tempo vi gaserà come poche serie horror sanno fare (un caso a parte è costituito dalla geniale Ash Vs. Evil Dead, di cui ho già parlato qui). Parliamoci chiaro, la storia non è affatto originale: abbiamo la solita casa stregata e i tipici redneck americani che vanno a letto con la madre, rappresentati dalla famiglia Polk, che ricorda tanto la simpatica famigliola di Non Aprite Quella Porta; ciò che è davvero originale è la forma in cui la storia viene presentata allo spettatore: metaracconto al massimo delle sue potenzialità, che rende possibile un’analisi e, forse, una critica del morboso interesse mediatico per la cronaca nera; io personalmente ho visto nel personaggio di Lee Harris una sorta di alter ego di Amanda Knox: accusata di omicidio e poi scagionata, renderà la sua vicenda pubblica nei salotti televisivi; stessa cosa che ha fatto la Knox, protagonista tra l’altro di un documentario omonimo disponibile su Netflix. Serie che prende chiaramente ispirazione anche da The Blair Witch Project, AHS Roanoke è un fritto misto che rielabora e restituisce una storia all’inizio banalissima e a tratti noiosa, con una Lady Gaga di cui si potrebbe benissimo fare a meno, ma che si riprende nelle ultime 5 puntate. Consigliata? Assolutamente sì.