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lunedì 29 agosto 2016

Bionic in cucina #1: Torta al limone alla " 'sta senza pensieri"

Paint is the new black
Nonostante sia una frana in cucina (vedi torta di compleanno dal pan di Spagna in poltiglia perché ho esagerato con la bagna e altri disastri), continuo a sfornare improbabili torte rivisitate. Rivisitate perché ogni qual volta leggo una ricetta (le più gettonate sono quelle di Giallo Zafferano), sento il desiderio irrefrenabile di cambiare qualche ingrediente. Questa volta a soffrire di mutazioni genetiche è stata la povera torta al limone della mitica Sonia Zafferano. Ho intitolato la mia creazione torta al limone alla " 'sta senza pensieri". Niente paura gente! Dopo una fetta non ne prenderete una seconda, quindi non c'è pericolo per la vostra linea!

Ingredienti per una tortiera dal diametro di 26 cm
3 limoni ECOBIO
250 gr di zucchero di canna
12 cucchiai di olio di semi di girasole
250 gr di farina integrale
50 gr di fecola
3 uova
una bustina di lievito per dolci
un pizzico di zenzero in polvere
un pizzico di sale
acqua q.b.

Preparazione
Unite alle uova lo zucchero e mescolate fino ad ottenere una una roba granulosa poco appetibile. Aggiungete poi l'olio e il succo e la scorza grattugiata dei tre limoni (lavateli vi prego), e mescolate. Incorporate poi farina, fecola, lievito e lo zenzero setacciati (o almeno provateci: l'integrale non si setaccia mai del tutto) e il pizzico di sale. Se l'impasto risulta troppo denso aggiungete un po' d'acqua. Infornate a 180° per 40 minuti circa e spolverizzate con zucchero a velo che coprirà tutte le magagne!

Eccola in tutto il suo splendore.

martedì 16 agosto 2016

Memorie d'una ragazza (magrolina) perbene

L'ultima moda del momento è parlare di body-shaming: complice il fatto che l'Italia è un paese per giornalisti (e non solo) incompetenti (vedi il caso delle tre arciere "cicciottelle"), parlare di come evitare il body-shaming è un must-have dell'estate 2016. L'unico problema è, forse, che ci si indigna di più se ad essere vittime del body-shaming sono le ragazze abbondanti. Come ci si comporta invece in caso contrario?
Io non sono sempre stata magra. Anzi, ero una di quelle bambine con la pancia che all'inizio del 2000 (per colpa di Britney e Christina), a discapito del buon gusto, indossavano le magliettine corte che lasciavano uscire quella pancia da birra poco carina. Poi la pubertà ha fatto il suo dovere e nel giro di pochi anni sono diventata quello che sono oggi, ovvero, "un manico di scopa". A me l'ultima definizione è sempre sembrata esagerata, avendo anch'io uno specchio, ma qui non si tratta di me, si tratta di come mi vede il mondo; e perciò ogni qualvolta varco l'uscio di casa e incontro un conoscente è un tripudio di infelici uscite come la gettonatissima "ma sei sempre più magra!", o "ma stai bene?" oppure l'infelicissima " una mia amica pensa tu sia anoressica!"*
So cosa molti (ma soprattutto, ahimé, molte) di voi stanno pensando: "poveretta, si lamenta perché è magra, povera stella!". No. Io mi lamento perchè la gente ha seriamente rotto i coglioni con le sue frasette insulse. L'anoressia è una cosa seria, non un pettegolezzo da quattro soldi. Anche se fossi stata anoressica ( e lo sono stata, anche se fortunatamente avevo già superato la fase più critica prima dell'infelice uscita), una battuta del genere non mi avrebbe aiutata a guarire, anzi, mi avrebbe solo umiliata.
E allora, se Clio Zammatteo, meglio conosciuta come Clio Makeup, ha ricevuto un incredibile supporto morale dagli utenti della rete per essere stata definita "una cicciona che trucca", allora lo meritano anche tutte le ragazze magre che vengono continuamente tempestate di domande che mettono in dubbio la loro buona salute.
Il body-shaming fa male a tutti, non solo alle cicciottelle.

*nessuna delle seguenti frasi è stata (purtroppo) inventata

sabato 6 agosto 2016

Recensioni in pillole #1: Stranger Things


Netflix sforna serie su serie, successo su successo. Questo volta è il caso di Stranger Things. D'ispirazione fortemente kinghiana (passatemi il termine), i protagonisti sono 4 sveglissimi ragazzini (che ricordano parecchio i ragazzini di Stand by me) che si ritrovano a combattere con l'incarnazione del male appartenente ad un'altra dimensione. Uno di loro, Will, verrà rapito e trasportato nell'altra dimensione. Nessuno sembra capire che il caso abbia qualcosa di straordinario, eccetto per i ragazzini e per la madre di Will, interpretata da una stupenda Winona Ryder.
Un gioiellino anni '80 di solo 8 episodi che vanno guardati tutti ad un fiato, Stranger Things è la serie che non potete perdervi se amate Stephen King e l'horror degli anni '80, con un pizzico di teorie del complotto ed MKUltra. Assolutamente da non perdere.


sabato 23 luglio 2016

venerdì 22 luglio 2016

La pazza gioia per la rinascita del cinema italiano.


Il 2016 sembra essere l’anno d’oro del cinema italiano. A confermarlo bastano gli ottimi risultati ottenuti da Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e Non essere cattivo di Claudio Caligari: il primo pluripremiato agli ultimi David di Donatello e campione d’incassi; il secondo acclamatissimo dalla critica. Sulla stessa scia, sono però poi arrivati Veloce come il vento per la regia di Matteo Rovere e solo ultimamente La pazza gioia di Paolo Virzì, poco acclamato dalla critica e considerato alquanto commerciale (e affatto d’autore, nonostante sia stato presentato a Cannes e stia facendo incetta di candidature ai Nastri d’Argento). Sicuramente non un film al pari delle già citate pellicole di Mainetti e Caligari, ma La pazza gioia, seppur poco originale nella scelta dei temi trattati e a volte poco rispettoso del corpo delle attrici (purtroppo trovo molto “italiano” il dover per forza strumentalizzare e sessualizzare un corpo femminile), continua ad alimentare le speranze per una vera e propria rinascita del cinema nostrano, capace di regalare capolavori, ma anche tragicommedie decisamente pop, senza cadere nel trash da cinepanettone.

La tematica scelta dal regista toscano risulta alquanto ostica, seppur affatto originale: la follia. Lo spettatore si ritrova subito catapultato a Villa Biondi, una struttura che si prende cura di donne con problemi psichiatrici: niente pareti bianche da ospedale e infermieri molesti stile Qualcuno volò sul nido del cuculo; anzi, tutt’altro. Villa Biondi è più un’utopia psichiatrica, in cui ognuna delle pazienti viene consolata e assecondata nelle proprie manie, in un ambiente armonioso e quasi familiare.  Qui, conosciamo subito una delle protagoniste, Beatrice Morandini Valdirana, un’aristocratica decaduta, impicciona e impossibile da far tacere. A cambiarle la vita sarà la nuova arrivata, Donatella Morelli, una giovane ragazza, tanto misteriosa quanto malinconica, che scappa dalla realtà ascoltando costantemente Senza fine di Gino Paoli, vera colonna sonora del film. Inizialmente, le due donne non sembrano andare molto d’accordo, data la loro apparente diversità; ma in realtà, a legarle, non sarà solo la loro condizione, ma l’incredibile voglia di trovare la felicità, che se per Beatrice consiste negli abiti lussuosi e nelle cene in ristoranti costosissimi, per Donatella, ragazza ben più semplice, consiste nel poter rivedere il suo bambino. La storia inizia con il mare: soggetto più volte ripreso dai cineasti di tutto il mondo, che simboleggia, data la sua vastità la fuga provocata dalla voglia di evasione dalle costrizioni sociali. Non a caso, anche questo film ruota attorno al mare e al suo carico simbolico. Una pellicola a tratti onirica, anche grazie ai colori sapientemente saturati dal direttore della fotografia, Vladan Radovic, che strizza l’occhio al Fellini a colori di Giulietta degli spiriti. Niente di nuovo a livello stilistico insomma, in un film che prende spunto dal grande cinema retrò.

Di primo acchito si potrebbe dire che La pazza gioia sia un film che parla di riscatto sociale, con una trama che strizza l’occhio anche agli ideali femministi, con le nostre due Thelma e Louise (egregiamente interpretate da Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti), bistrattate da tutti gli uomini della loro vita, che trovano un barlume di speranza nella loro folle amicizia. In realtà, vero protagonista della pellicola è il sogno di essere finalmente libere. Forse più che di sogno, sarebbe più appropriato parlare di delirio che sfuma solo dopo dolcemente verso il sogno, fino a scontrarsi con la realtà, affatto crudele però. Sicuramente non siamo di fronte ad un capolavoro, ma il dodicesimo lungometraggio di Virzì merita di essere visto, senza pretese si intende: solo così ci possiamo godere un film che sa emozionare. Non è forse questo quello che un film dovrebbe fare?

sabato 7 maggio 2016

Ultimo post di un blog che muore.

Sì, mi arrendo. E' giunto il momento di calare il sipario su Bionic Girl. Perché? Perché non ha senso unirsi a un coro di voci non ascoltate. Non ha senso continuare a scrivere su una "community" chiusa e ottusa. Qui detta legge il "se commenti me, commento te". Qui detta legge "se mi segui, ti seguo". Nessuna nuova opinione, sempre gli stessi utenti. Stessi utenti che ringrazio e che mi hanno permesso di continuare un progetto già morto da tempo. C'ho investito poche energie? Probabile, ma dopo ben 3 anni di impegno, la passione cala. Cala perché fa male, è da fastidio che le cose DAVVERO importanti non vengano considerate, mentre le baggianate facciano visualizzazioni. Mi rifiuto di sottostare a tale politica. Mi rifiuto di impegnarmi in qualcosa che non mi gratifica.
Si cercava di risollevare il blog attraverso Facebook, ma alla gente non interessa. Alla gente tocca dare evasione, non pensieri. A chi importa dei pensieri? Perciò, piuttosto che perdere tempo qui, ci scrivo un libro coi miei pensieri del cazzo. Vanno tenuti per sé, oggi giorno, i pensieri.
Adieu.

mercoledì 20 aprile 2016

L'insostenibile pesantezza dell'essere (accollo)


Secondo Treccani, l'accòllo é:
1.
Parte di un carico che grava sul collo delle bestie o sul davanti di un veicolo a due ruote: questo cavallo ha troppo a.; mettere, dare l’a. a un barroccio, far gravare il carico sulla parte anteriore.
2.
In architettura, la parte di una costruzione che sporge in fuori, che aggetta cioè dalla linea del muro, sostenuta da mensole o altro.
3.
a. In diritto, assunzione volontaria di un impegno o di un onere: a. di un debito, di una spesa; a. di un’obbligazione, convenzione tra un debitore e un terzo, per la quale quest’ultimo assume il debito del primo.
b. Appalto di un lavoro: prendere, dare, avere un lavoro in accollo.
4.
In marina, la faccia prodiera delle vele quadre. Prendere accollo: condizione in cui viene a trovarsi un veliero quando, per apposita manovra, o per un salto di vento, o per disattenzione del timoniere, il vento investe la faccia anteriore delle vele quadre provocando il rallentamento, l’arresto e poi il moto retrogrado o l’abbattuta del veliero.

Per qualunque romano (e per molti non-romani adottati dalla città eterna), accòllo è probabilmente uno dei vostri peggiori incubi, soprattutto se è un accollo abituale e non occasionale. L'accollo vi si appiccica addosso peggio di un chewing-gum fra i capelli. L'accollo è colui che nonostante i vostri no, continua a proporre uscite. L'accollo è colui che prova in tutti modi di instaurare un contatto fisico con voi, nonostante voi vi rifiutiate addirittura di dargli una pacca sulla spalla. L'accollo è quello che vi chiama perché ha voglia di sentire la vostra voce anche quando siete a chilometri di distanza (a farvi gli affari vostri. L'accollo è lo Spongebob di ogni Signorina Puff. E sapete qual è la cosa bella? Che a sentirsi stronzo è sempre l'accollato, perché caratteristica principale dell'accollo è lo sguardo triste e i modi da persona a cui è stato spezzato il cuore.
ACCOLLI DI TUTTI IL MONDO! Abbiate un po' di rispetto per voi stessi e smettetela di inseguire persone che non vi capiscono/apprezzano/boh, avranno altro a cui pensare.
ACCOLLATI! A voi vanno i miei più sinceri incoraggiamenti a non smettere di lottare per la vostra libertà e l'invito a troncare ogni rapporto che potrebbe diventare stalking.