Pagine

giovedì 15 gennaio 2015

Il caso #JesuisCharlie

Il 7 gennaio, degli uomini armati hanno fatto strage di giornalisti e disegnatori nel pieno centro di Parigi. Il web (e forse, anche il mondo) si indigna, e scoppia il caso #JesuisCharlie. Io vengo a conoscenza della notizia il giorno dopo e anch'io, indignata, corro a pubblicare sulla mia bacheca di Facebook il tanto famoso e contestato " Je suis Charlie". 3 parole, migliaia di interpretazioni: ecco, se a qualcuno importa, voglio dire la mia.
Per me, i disegnatori dello Charlie Hebdo erano dei cazzari, irrispettosi del credo altrui e volgari. Se la penso così, perché allora dico di essere Charlie? Beh, perché secondo me, non si può morire di satira, per quanto irrispettosa essa sia. Solo per questo sono Charlie; perché anche se Charlie era un perfetto idiota, non doveva morire. Però, vi prego, adesso state esagerando col pippone della libertà di espressione a tutti i costi: adesso, siccome siamo tutti Charlie, non possiamo MINIMAMENTE permetterci di criticare la satira irrispettosa e fuori luogo, dobbiamo sopprimere la nostra capacità di giudizio perché "eh, siccome dici di essere Charlie allora devi..." Sapete cosa? Avete rotto davvero i coglioni. Je suis Charlie perché essere degli ignoranti irrispettosi non implica l'essere uccisi come dei cani rognosi, ma se per lottare per la libertà di espressione di Charlie devo limitare la mia, beh, allora, fanculo Charlie, #JesuisCaterina.






16 commenti:

  1. Oh, ecco. Finalmente qualcuno che ha capito il senso di quel cazzo di "je suis".
    La penso come te, completamente!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Qualcuno doveva dirlo, porca zozza!

      Elimina
  2. Concordo anche io. Aggiungo poi che in questi giorni mi ha fatto davvero imbestialire l'ipocrisia di quelle persone che invece hanno sempre criticato la satira e cercato di ostacolarla e che, tutto a un tratto, si è trovata ad essere paladina della libertà di espressione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per non parlare dei politici. Ipocriti.

      Elimina
  3. Io me ne sono tenuta abbastanza fuori da questa faccenda. Ho commentato solo un post di Elisa in merito (quello su Antigone), se ti va puoi leggere il mio parere lì. ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Avevo letto il post di Elisa, ma non avevo visto il tuo commento... Corro ;)

      Elimina
  4. Io penso che la satira non offenda mai e possa scherzare su tutto. Poi, se ci piace o meno, sta a noi. Ognuno ha i suoi gusti in merito.
    Per il resto, Je Suis Charlie è l'ipocrisia più totale: gente che sarebbe pronta a censurare lo stesso giornale se uscisse da noi (e ieri è uscito, e per dovere intellettuale l'ho comperato: ora so COSA contiene di preciso), gente che si riempie la bocca di cose di cui non conosce niente, come fai notare.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda, che non offenda, dubito: vedere Padre, Figlio e Spirito Santo che si inculano a vicenda non è divertente e non è scherzare. La satira con la S maiuscola deve far pensare ed avere un briciolo di verità. Io tutto questo non ce l'ho visto, ma come ho già detto, anche se sei un perfetto idiota, non ti meriti di morire.

      Elimina
  5. Libertà d'espressione mia... mica degli altri! Ci mancherebbe, mica puoi avere una tua opinione.
    Sinceramente non ho pubblicato nulla sulla questione, solo un link sulle manifestazioni, perché che io sia contro l'uccisione di persone non mi serve un caso di cronaca per dirlo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io mi sono sentita in dovere di pubblicare questo post solo perché dovevo spiegare il mio personale #jesuischarlie, e anche perché la cosa sta un po' sfuggendo di mano secondo me.

      Elimina
  6. tu puoi e i far valere le tue convinzioni ed opinioni
    punto
    in questo sono dittatoriale

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci si prova, la parola dittatoriale non mi piace.

      Elimina
  7. Non ho mai visto così tanti capi di governo a favore della satira. Son tutti ricchioni col culo degli altri.
    Certo, il gesto è eccessivo, non ci piove.

    Onestamente qui non ci impalano, non ci uccidono: qui ci censurano.
    Mostrar solidarietà per un giornale che qui sarebbe stato censurato è quanto di più vicino all'ipocrisia si possa fare.

    RispondiElimina
  8. Ecco, io mi ero limitata a termini più politically correct come "battute di cattivo gusto", ma sono esattamente d'accordo con quello che hai detto tu.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Avevo letto il post. Che dire, tu sei una gran signora, ma io "sono una contadina, cazzo!" cit.

      Elimina

Uno dei motivi per cui tengo in vita questo blog è sentire LE VOSTRE opinioni. Mi piace confrontarmi, quindi commentate. Mi renderete una persona più felice :)