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lunedì 24 novembre 2014

Movie #19: Dylan Dog - Vittima degli eventi


Avendo capito che montare video non fa per me, torno a scrivere. Ci pensavo da un po' se affrontare o meno questa recensione e, ahimé, ho deciso di farlo. Sì, perchè sento il bisogno di essere quel qualcuno che parla (un po') male di questo film.

Dylan Dog - Vittima degli eventi è un film scritto da Luca Vecchi e con alla regia il caro vecchio Claudio Di Biagio, che purtroppo tutti ricordiamo per Freaks! (le cazzate le facciamo tutti, e volevo sorvolare sulla cazzata di Di Biagio, ma siccome affianco al suo nome, IN OGNI INTERVISTA, viene citato Freaks!, mi sento obbligata a citarlo anch'io) che, secondo il mio modesto parere, si è ripreso alla grande e si è un po' "innalzato" rispetto agli altri youtuber con cui faceva comunella (LEGGI: Guglielmo Scilla).

Vittima degli eventi è un progetto interessante in primo luogo in quanto è stato realizzato grazie al crowdfunding: infatti il progetto è stato possibile grazie ai 30.000 € ricavati dalle "donazioni" dell'utenza del web, che ha sostenuto e creduto nel progetto esattamente quanto le personalità direttamente coinvolte nella creazione del prodotto.

Per Luca Vecchi, Vittima degli eventi è tra un fanmovie e un cinecomics; per me è un cortometraggio un po' più lungo del normale. Il film inizia ESATTAMENTE come una puntata di Dr. House: c'è una lui e una lei (fratello e sorella) che ridono allegramente come due dementi quando, all'improvviso, lui si sente male e stramazza al suolo. Ci ricordiamo che non stiamo guardando l'ennesimo caso di House solo perché siamo su Ponte Sant'Angelo e perché ci compare davanti una losca figura, introdotta da un pianto; è un'amabile signorina che, con incredibile nonchalance, si stacca la testa (e qui l'uso degli "effetti speciali" è discutibile; viene fuori una cosa proprio brutta, che quasi vi farà desiderare che se la fosse svitata quella testa, senza dover per forza usare quella robaccia appiccicosa). Dopo questo inizio col botto, passiamo a una ripresa bellissima: zoom sugli occhi di una donna, una medium (interpretata dalla mia amata Milena Vukotic); la macchina da presa si allontana e ci mostra la donna seduta a un tavolo su uno sfondo rosso davvero d'impatto. Da qui, la storia ha inizio. Purtroppo, il nostro protagonista, Dylan, è interpretato da uno degli attori più scarsi del cast, Valerio Di Benedetto, che non recita male, peggio: avete presente la recitazione degli attori di Centovetrine? Uguale, per tutto il film ammazza il personaggio con il suo essere insulso (certo, a volte sono proprio i dialoghi che hanno qualche problema di fondo, però lui ci mette del suo). Bravissimo è invece Luca Vecchi che veste benissimo i panni di Groucho. 
Il film è immerso in una atmosfera onirica che conquista e Roma, si sa, è una città piena di risorse e adatta, secondo me, alle ghost stories. Certo, ho sentito qualche lamentela da parte dei cultori di Dylan Dog sulla scelta di ambientare il film a Roma, dato che Dylan è notoriamente londinese. Io onestamente non contesto la scelta e anzi, la trovo una buona idea (bisogna comunque ricordare che il film è ispirato al fumetto e non riprodotto fedelmente!).
Tirando le somme, consiglio Vittima degli eventi perché, nonostante Di Benedetto, è un film che ha del potenziale: ho amato la fotografia (curata da Matteo Bruno, per gli amici di youtube Cane Secco) e la fine è qualcosa di epico, veramente epico. Insomma, vedetelo.


6 commenti:

  1. Pensa, ho sempre creduto che se Dyd fosse stato ambientato a Roma, ci avrebbe guadagnato un casino. Roma è meglio di Londra per le storie affrontate dall'Indagatore dell'Incubo :)

    Moz-

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  2. Dico la verità: me l'hanno linkato da mesi e ancora non l'ho visto...
    Eh che non troppo tempo... e nemmeno troppa voglia!

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    1. Beh, un'occhiatina la vale, secondo me!

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  3. Da “vecchio” appassionato di Dylan Dog, storco un po’ il naso davanti all’idea di farne un film. Quello americano era pessimo, orrendo, inguardabile. Solitamente è difficile fare film interessanti partendo dai fumetti che hanno un linguaggio loro proprio. Ma visto che lo consigli, ci darò un’occhiata.

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    1. Spero vivamente non ti deluda troppo.

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