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venerdì 24 aprile 2015

Finding Vivian Maier


Un paio di giorni fa, frequentando una lezione apparentemente inutile, mi sono ritrovata a fare un'incredibile scoperta: Vivian Maier. Nata nel 1926, Vivian Maier è stata una tata di Chicago, schiva e riservata, che fece  di tutto pur di tener nascosto il suo talento. Un hobby il suo, che la portò anche a frequentare i luoghi peggiori della città statunitense, immortalando volti e scene di vita quotidiana con la sua Rolleiflex. Scoperta solo recentemente (nel 2007) da un giornalista, John Maloof, che ad un'asta si aggiudicò una scatola di negativi per poche centinaia di euro, viene adesso considerata una delle più talentuose esponenti della street-photography del secolo scorso e inventrice del "selfie" per via dei numerosi autoritratti.
Ora, io non sono un'esperta in fotografia, perciò il mio parere conta poco, ma io trovo le sue foto meravigliose. Guardare per credere.








Per scoprirne di più, vi consiglio il film-documentario del 2014, Alla Ricerca di Vivian Maier, completamente basato sulla vita straordinaria (e bizzarra) dell'artista.

sabato 24 gennaio 2015

Leggere i classici della letteratura inglese in lingua originale: quali edizioni scegliere?

Penso che per comprendere ed apprezzare appieno lo stile di uno scrittore, la sua opera vada letta in lingua originale. Le traduzioni sono (e non potrebbero essere diversamente) opere contaminate dal tocco deformante del traduttore e impregnate di una cultura che non appartiene alla lingua di partenza. Ora, potrei far partire un soliloquio su quanto sia importante fare attenzione al traduttore quando si sceglie di leggere un libro in traduzione (cosa che molti non fanno), ma non è questo il tema del post.
L'inglese è una lingua accessibile a (quasi) tutti noi, il che ci permette di poter affrontare il testo originale senza problemi insormontabili (basta avere al proprio fianco il caro amico dizionario). Sì, ma quali edizioni scegliere se ci si vuole avventurare tra le pagine di splendidi romanzi o se si vuole far un regalo gradito agli appassionati di letteratura inglese? Se questi sono i dubbi che vi tolgono il sonno, siete nel posto giusto!

WORDSWORTH CLASSICS




Questi sono i primi libri in lingua che acquistai. Li presi ad Oxford perché erano veramente economici e le copertine sono veramente bellissime. Unica pecca sono i caratteri eccessivamente ridotti: io personalmente non amo i libri con i caratteri fitti, leggerli risulta un'impresa più che un piacere. Credo di dover a loro i decimi che mi mancano.
Dalla foto potrebbero sembrare dei caratteri a grandezza normale, ma credetemi, non lo sono.

OXFORD CLASSICS



I classici Oxford sono sicuramente più curati e più famosi. Leggermente più costose e con copertine meno carine delle edizioni Wordsworth, queste sarebbero da preferirsi per la qualità della carta usata, superiore rispetto alle prime che vi ho presentato, ma senza infamia e senza lode se messi a confronto alle mie edizioni preferite.

PENGUIN CLASSICS

Vecchia edizione




Nuove edizioni
Ed ecco le mie edizioni preferite! Curate nei minimi particolari, con addirittura il frontespizio originale! Le copertine delle nuove edizioni le trovo molto carine (ma sicuramente meno eleganti rispetto al total black delle vecchie edizioni, che sono comunque ancora in circolazione). Anche loro non sono super economici come gli Wordsworth, ma solitamente un Penguin non supera i 10€.


Voi quali preferireste?
Ps. So bene che One flew over the cuckoo's nest non è un classico della letteratura inglese, ma l'ho messo comunque, non so bene perchè.

giovedì 15 gennaio 2015

Il caso #JesuisCharlie

Il 7 gennaio, degli uomini armati hanno fatto strage di giornalisti e disegnatori nel pieno centro di Parigi. Il web (e forse, anche il mondo) si indigna, e scoppia il caso #JesuisCharlie. Io vengo a conoscenza della notizia il giorno dopo e anch'io, indignata, corro a pubblicare sulla mia bacheca di Facebook il tanto famoso e contestato " Je suis Charlie". 3 parole, migliaia di interpretazioni: ecco, se a qualcuno importa, voglio dire la mia.
Per me, i disegnatori dello Charlie Hebdo erano dei cazzari, irrispettosi del credo altrui e volgari. Se la penso così, perché allora dico di essere Charlie? Beh, perché secondo me, non si può morire di satira, per quanto irrispettosa essa sia. Solo per questo sono Charlie; perché anche se Charlie era un perfetto idiota, non doveva morire. Però, vi prego, adesso state esagerando col pippone della libertà di espressione a tutti i costi: adesso, siccome siamo tutti Charlie, non possiamo MINIMAMENTE permetterci di criticare la satira irrispettosa e fuori luogo, dobbiamo sopprimere la nostra capacità di giudizio perché "eh, siccome dici di essere Charlie allora devi..." Sapete cosa? Avete rotto davvero i coglioni. Je suis Charlie perché essere degli ignoranti irrispettosi non implica l'essere uccisi come dei cani rognosi, ma se per lottare per la libertà di espressione di Charlie devo limitare la mia, beh, allora, fanculo Charlie, #JesuisCaterina.






lunedì 5 gennaio 2015

Book #3: Oceano Mare di Alessandro Baricco





PREMESSA: Se ho letto questo libro, devo ringraziare una mia carissima amica, Carmen. Ecco, Carmen è una donna-bambina. Non importa quanto tempo passi, lei non cambia mai. Sempre uguale a se stessa. Non si fa scalfire da niente e da nessuno. Sempre entusiasta, capricciosa e avida di scoperte ed esperienze, golosissima, sbadata, ritardataria e con un cuore grande e caldissimo. Ecco, Carmen, per me, è una persona vera, una di quelle che lascia il segno. Carmen è vera fino al midollo. E legge, legge tantissimo e, ogni volta che legge, si innamora. Carmen vive il libro in modo così viscerale, che ogni volta che ne consiglia uno, non sai se leggerlo: e se poi non mi piace? Ma non è questo il caso.

Oceano Mare è stato una scoperta. Alessandro Baricco, come mi diceva giustamente Carmen, o lo si ama, o lo si odia. Non c'è una via di mezzo. Ho sentito qualcuno dire che Baricco non sa scrivere. Ora, c'è una differenza sostanziale tra il non saper scrivere e scrivere in modo non convenzionale, scrivere con un proprio stile. Certo, non posso fare un'analisi completa della scrittura di Baricco, avendo letto solo un suo libro, quindi mi concentrerò esclusivamente sulla scrittura di Oceano Mare: ricca di ripetizioni, frasi lasciate a metà, un'impaginazione strana e qualche dialogo scritto come fosse parte di un copione. Una cosa, però, mi ha colpito: la ricorrenza della parola "seta" (sembra un dettaglio da nulla, ma che acquista importanza se si pensa che il successivo romanzo Baricco lo chiama proprio  Seta.)

Il romanzo è diviso in tre libri: Locanda Almayer, Il ventre del mare e I canti del ritorno. Il primo libro è una premessa alla storia, tutti i personaggi vengono presentati dall'autore uno per uno, ma mai svelati del tutto. La parte più ricca di pathos la troviamo nel secondo libro., dove un disastroso naufragio costringe parte dell'equipaggio a imbarcarsi su una zattera di fortuna. Così ha inizio una straziante carneficina, caratterizzata da lotta per la sopravvivenza che non conosce pietà da una parte, umanità e amore dall'altra. Quasi impossibile è non notare quanto questo episodio sia simile alla storia che ha ispirato il celebre quadro di Théodore Géricault, La zattera della Medusa.

Qui, il mare (come in tutto il romanzo del resto), assume una doppia funzione: salvifica e nefasta. Non per niente, Elisewin, affetta da una strana malattia dell'anima, sarà o guarita o uccisa dal mare, sua unica medicina. Tornando all'episodio narrato nel secondo libro, il naufragio dell'Alliance, il mare diventa  l'unico Dio concesso in Oceano Mare; un mare "(...) potente sopra ogni potenza e meraviglioso sopra ogni meraviglia (...)". Il terzo e ultimo libro descrive, uno per uno, i destini dei protagonisti di questo incredibile romanzo. Molto particolare è la storia del pittore Plasson, che da anni tenta di dipingere il mare, e lo dipinge quasi sempre scegliendo di non dipingerlo: molte sue tele, intitolate Oceano Mare, sono completamente bianche, un po' come Quadrato bianco su fondo bianco di Kazimir Malevič, dove il nulla vuol dire, paradossalmente, tutto.


Per concludere, Oceano Mare  è un romanzo incredibile, una specie di fiaba moderna; ma non una fiaba censurata, di quelle senza crudeltà; ci troviamo di fronte una vera fiaba: piena di corpi straziati, donne bellissime e marinai che hanno girato il mondo. Stavolta Carmen aveva davvero ragione.

lunedì 29 dicembre 2014

Il club della vulva - Eve Ensler e i suoi monologhi

" Se sei separato dal tuo corpo, 
sei anche separato dal corpo del mondo"
-Philip Shepherd

Non ricordo bene quando sono incappata in questa roba, so solo che ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. Ho 20 anni, ma sentire pronunciare la parola vagina provoca ancora in me un certo imbarazzo. Non sono mai stata dell'idea che la vagina sia una parte anatomica come un'altra: affascinante e piena di misteri direi, forse non proprio carina (parlo da donna etero), ma sicuramente interessante.  In un mondo che ci schiaffa in faccia vagine di ogni tipo, forme e colori (ma tutte rigorosamente depilate e "senza personalità"), la vagina ha perso la sua vera essenza sia per gli uomini che, sfortunatamente, per le donne. Sì certo, siamo nel 2015 ormai, e la vagina ce la servono di continuo su un piatto d'argento: pubblicità, programmi discutibili e porno. Sempre mostrata, ma mai descritta, mai raccontata. Secondo me, dovremmo parlarne tutti come ne parla Eve Ensler; lei sì che conosce bene la separazione tra il "sé" e il "corpo", due cose troppo diverse, soprattutto dopo un'infanzia di abusi. Ma quanti di noi lo fanno, pur non avendo subito abusi? Non abbiamo alcun rispetto per la parte "organica" di noi stessi. Siamo stanchi? Beviamo un altro caffé. Siamo stressati dall'incredibile velocità delle nostre vite? Cerchiamo di correre più veloce. Il corpo è un inutile fardello che ci impedisce di realizzare i nostri progetti. Finché non arriva, con tutta la sua tragicità, la malattia. E allora, di colpo, il nostro corpo diviene importante; i nostri organi, crudi e sanguinanti, prendono forma e divengono reali.
I monologhi della vagina insegnano che non siamo fatti solo "della stessa sostanza dei sogni", ma anche di carne e ossa. Dai Monologhi, noi donne dobbiamo imparare a rispettare noi stesse, e gli uomini a rispettare le donne, che da sempre, sono la loro immagine speculare.
I monologhi della vagina sono un viaggio straordinario, profondo, divertente e commuovente: sessualità, maternità, stupro e tanto altro.
Lo consiglio a tutti. Vi consiglio l'interpretazione della stessa Eve Ensler, che però trovate solo in lingua originale ( e sottotitolato in portoghese; link al video). Per coloro che non conoscono l'inglese, numerose sono le interpretazioni in italiano.



Ps. Non sono sicura di essermi espressa bene, in fondo, parlare di vagina senza cadere nel trash è incredibilmente difficile.

sabato 13 dicembre 2014

Это русский стиль! - Cibo tipicamente russo

Ho sempre pensato che non ha alcun senso imparare la lingua di un popolo se poi non ti va di entrare in contatto con i suoi usi, costumi e cibi tipici. Come i frequentatori abituali del mio blog sanno, studio russo da circa un anno (qui il post dove ne parlo: Studiare il russo? ), ma purtroppo non sono mai riuscita ad entrare davvero "in contatto" con la Russia. Oggi però, mi sono decisa a compiere il primo passo. Grazie all'utile suggerimento della mia insegnante di lingua, sono riuscita a mettere le mani su qualche (ben pochi, a dire il vero) prodotto gastronomico russo. Abitando a Roma, la cosa non è stata difficile: basta fare un giro nelle vicinanze della stazione Termini, e il gioco è fatto.
Il negozio dove ho fatto acquisti è il Mini Mix (Mix Markt). É un posto davvero piccolissimo (facevo fatica a spostarmi tra gli scaffali senza fare danni) e la prima cosa che vi investe appena entrati è l'odore di aringa essiccata. Dopo questa poco promettente descrizione del posto, passiamo ai prodotti che ci ho trovato.
Ero veramente spaesata all'inizio (deve essere stato l'odore): prodotti dai nomi incomprensibili dappertutto, poi qualcosa ha cominciato a tornare e ho trovato qualcosa di interessante.



 Come ho già detto ho preso davvero poco: del квас (kvas) e due confezioni di пряники (prjaniki), prodotti conosciuti grazie a questo carinissimo video di una delle mie "insegnanti" preferite, Tanyusha Privet clicca qui per il video).
Il kvas, bevanda gassata e analcolica popolarissima in Russia, ottenuta dalla fermentazione del pane di malto è venduta in strada e contenuta in una piccola cisterna di questo tipo:

Ma ecco la versione commercializzata. A convincermi a comprare questa roba è stato, ad essere sincera, il prezzo irrisorio: solo 79 cent per mezzo litro. Beh, a quel prezzo, avrei anche potuto buttarla se disgustosa.
Ovviamente, prima di scrivere questo post, ho convinto me stessa e altre due cavie a degustare il prodotto. Le impressioni sono state le seguenti:
Io: sapore strano, intermedio tra quello del té e quello della birra (??), pensavo peggio.
Cavia 1: mi aspettavo di peggio dato l'odore strano, ma da bere solo a piccoli sorsi.
Cavia 2: che schifo /ma che roba è/  perchè me l'hai offerta!

Dopo aver provato il kvas, passare ai prjaniki è stato rincuorante. I prjaniki sono dei dolci di panpepato (tipicamente natalizi a quanto sembra) che si possono trovare in una marea di gusti diversi: si passa dalla vaniglia al gusto mora o banana.                                              

Questo era l'angolo dedicato ai prjaniki. Come potete vedere, ci sono moltissimi gusti, e non sono riuscita neanche a fotografare lo scaffale per intero!





Devo dire che scegliere quali gusti prendere non è stato facile, tanto che ho dovuto chiedere al commesso qual era il gusto "più russo di tutti". Alla fine ho scelto cannella e gusto "polo nord" (secondo il commesso questo era il tipico gusto russo. Vabbè.).



Io e la mia crew di esperti selezionati abbiamo provato solo la versione alla cannella, con i seguenti risultati:
Io: molto dolci, buonissimi
Cavia 1: buonissimi, ma dopo il terzo comincia a tappartisi lo stomaco
Cavia 2: niente di speciale, in Sardegna li fanno uguali e pure meglio!!
Il gusto polo nord me lo tengo come jolly per la sera della vigilia di Natale, quando, dopo esserci abbuffati di zippuli alla 'nduja e trippiceddi, io me ne uscirò con la fatidica domanda "Chi vuole provare i prjaniki alla polo nord?", facendo impallidire zii e nonni, e imbarazzando mia madre che si scuserà dicendo che non sa cosa ha sbagliato con me. Ma questa è un'altra storia.

Questo è tutto quello che ho comprato. Più che altro, il mio è stato giusto un giro per ambientarmi nel posto dove andrò a buttare i miei soldi nel 2015. Ho già in mente di comprare la barbabietole rossa per il борщ. Tremate.

sabato 6 dicembre 2014

Literature101: La nascita del fantastico.


Cosa hanno in comune il genere gotico, l'horror e la fantascienza? Sono tutti sottogeneri del fantastico. Per quanto si possa pensare, la letteratura fantastica non è affatto antica: vi sembrerà strano, ma l'epica greca e il poema cavalleresco non appartengono al fantastico. Infatti il genere nasce tra '600 e '700, in contemporanea alla nascita del romanzo realistico (il novel inglese). Questo perché nel medioevo, e nelle ere ad esso precedenti, non esisteva una netta distinzione tra reale e sovrannaturale. Con il nascere dell'empirismo invece (corrente filosofica nata in Inghilterra nella seconda metà del '600), la natura comincia ad essere vista come un'entità regolata da leggi razionali, e perciò, il concetto di anima e di religione vengono messe in discussione. Un senso di disincanto aleggia sull'umanità e gli stessi filosofi della neonata Royal Society cercano di reagire a questo stato di cose che distrugge secoli di credenze comuni. Proprio in questo periodo inizia una vera e propria "caccia al fantasma": si andava alla ricerca di prove empiriche dell'esistenza del sovrannaturale. Comincia a diffondersi il genere delle apparition narrative, genere atto principalmente a dimostrare che Dio rivela la sua esistenza e la sua volontà attraverso atti straordinari. Tra le più famose, cito A true Relation Of  The Apparition of Mrs Veal (1706), attribuita a Daniel Defoe. Ma tra le produzioni più sorprendenti di questo periodo abbiamo il Saducismus Triumphatus (1681), opera del filosofo Joseph Glanvill. Questo trattato è una raccolta di apparizioni (udite, udite, contiene uno dei primi resoconti sui poltergeist), possessioni demoniache e  atti di stregoneria, il tutto descritto con l'utilizzo di un rigoroso linguaggio scientifico. Con questa opera, Glanvill voleva vincere lo scetticismo del tempo verso la stregoneria e mirava ad introdurre tra le nuove scienze la demonologia empirica (scienza che non ebbe alcun sviluppo all'interno della Royal Society). Un'opera a molti sconosciuta, ma veramente fondamentale per la nascita del nuovo genere (si pensì che viene citata da Edgar Allan Poe in Ligeia).
In conclusione, se oggi potete leggere Stephen King e guardare programmi come Mistero e Voyager, dovete tutto agli empiristi inglesi.