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giovedì 26 giugno 2014

Shell Shock

Molte volte, forse troppe, ci siamo dimenticati di non essere nulla più che gorilla parlanti. Siamo animali, capaci di esprimere emozioni e pensieri parlando, scrivendo o imbrattando una tela. Siamo figli della Terra come tutte le altre bestie, solo un po' più capaci e con un pollice opponibile. In quanto tali, abbiamo istinti, paure, nevrosi. Ebbene sì, abbiamo paura. L'oltreuomo? Puah, una stronzata.
Questo pensiero, poco condivisibile, è scaturito dal mio cervello da bertuccia dopo aver visto questa foto:

Il protagonista della foto è un soldato di trincea. Gli occhi vuoti e il sorriso nevrotico sono dei chiari segni di shock post traumatico.
Guardando questa foto, mi viene da domandarmi se sia proprio un caso che la psicoanalisi si sia sviluppata proprio nel Novecento... Forse prima non serviva. Forse prima era diverso. Chi lo sa.
Intanto, noi che adesso ci sentiamo così evoluti e al passo coi tempi, impauriti da nulla dopo aver affrontato disastri nucleari e genocidi, siamo figli di questi poveracci, che come agnelli impauriti, non capivano cosa li uccidesse... L'aria? Come si fa ad uccidere un uomo con l'aria? Gas? Cos'è??
Erano uomini, come sono uomini i nostri padri, fratelli, fidanzati... Poi, dopo la guerra, sono diventati degli storpi tremanti, i cosidetti scemi di guerra. Scemi? Siamo sicuri sia la giusta definizione?



Lo shock post traumatico lo ritroviamo in Mrs Dalloway,  dove Septimus Smith è la perfetta rappresentazione di un uomo sconvolto dai cadaveri e dalle macerie del primo conflitto mondiale. Una versione più moderna della stessa patologia la ritroviamo in Taxi Driver. Travis Bickle è un ex marine reduce dal Vientnam, alienato, depresso e insonne. Proprio questa sua condizione lo condurrà a un folle gesto...

Per saperne di più sull'argomento, vi consiglio fortemente il documentario di Enrico Verra, Scemi di Guerra.

martedì 10 giugno 2014

Studiare il russo?

A due giorni dal mio esame orale di Russo, sono qui su Blogger a scrivere questo post.
Un paio di mesi fa, esattamente dopo la mia maturità, cercavo informazioni su cosa mi sarebbe aspettato se avessi scelto di studiare Russo all'università. Siccome all'epoca non ho trovato niente che mi soddisfacesse, voglio aiutare tutti quelli che vogliono cominciare ad imparare questa lingua tanto difficile, quanto interessante.
Quello che non mi è piaciuto di tutti i post che ho letto, è che parlano solo di quanto possa essere utile imparare questo idioma. Lo so benissimo che se imparo il Russo ho più possibilità di trovare un lavoro, ma perché non si parla di tutte le difficoltà che vanno affrontate?
Futuro studente di Lingua Russa, questo post è tutto per te.

1.Il Russo ha un alfabeto diverso, il CIRILLICO. Se non impari quello, sei abbastanza fregato. Non scoraggiarti, all'inizio confonderai le lettere, non saprai cercare sul dizionario, confonderai la P russa con la P italiana (chi sa il Russo sa di cosa parlo), vorrai piangere e gridare, ma ce la farai. Insomma, questa è la parte più facile.
2. Leggere il Russo. Ho imparato le lettere, quindi adesso posso leggere?! MA ANCHE NO! Stai certo che non beccherai mai l'accento giusto, e poi la lingua russa ha un sacco di simpatici nessi consonantici (un aggregato di 2,3,4,5 consonanti!) IMPRONUNCIABILI se non impari delle regole (che non sono neanche fisse). Ma ce la farai a fare anche questo: attento agli accenti che sono presenti su tutti i manuali di russo per stranieri ( ricorda però che i russi non usano mai gli accenti quando scrivono!) e se la parola è troppo lunga, dividi in sillabe finché non prendi confidenza con tutti i suoni.
3. Declinare e coniugare. Il problema delle declinazioni, non sono le desinenze da imparare, ma sono tutte le eccezioni interne ad ogni declinazione. Anche le desinenze delle coniugazioni sono parecchio facili, ma la radice di moltissimi verbi cambia mentre coniughi: no, non c'è via d'uscita, devi imparare a memoria.
4.Comprendere e parlare. Inizialmente, ascoltare un madrelingua ti farà sentire un completo idiota: non capirai assolutamente niente. Poi, pian piano, il tuo cervello comincerà a ricordare parole che hai letto o sentito diverse volte, e così comincerai a capire le parole chiave del discorso. Per parlare è uguale, ma devi prima studiare approfonditamente i casi e il loro utilizzo prima di riuscire a dire una frase semplice come "io mangio una mela"!

Detto questo, le soluzioni esistono, e sono due: impegno e soprattutto tempo. Si, hai capito bene... DATTI TEMPO! Non tutti abbiamo gli stessi tempi di apprendimento: se sei lento rispetto ad altri a fare qualcosa (il mio tallone d'Achille è la lettura, ad esempio), non abbatterti: non vuol dire che sei stupido o hai dei problemi neurologici, ma che devi semplicemente lavorare più sodo per ottenere gli stessi risultati degli altri.
In più ricorda che studiare una lingua è una cosa parecchio impegnativa. Devi imparare quasi tutto a memoria (lessico, declinazioni, ecc..) e questo richiede molta concentrazione. Non ascoltare la musica, non messaggiare con gli amici, ma CONCENTRATI. 
Non puoi pensare di studiare una lingua un giorno, e abbandonarla per 3: per imparare una lingua bisogna esercitarsi ogni giorno, per 10-20 minuti.
Se ti scoraggi, pensa che ci sono persone che parlano addirittura 8 lingue: quindi imparare più di una lingua o una sola particolarmente impegnativa, non è impossibile.
Cerca di trovare una ragione plausibile: perché vuoi imparare il russo? Perché ti piacciono le belle bionde? Perché vuoi visitare Mosca o San Pietroburgo? Perché ti piace la letteratura e l'idea di leggere Delitto e Castigo in lingua originale ti intriga? Non importa quale sia, ma trova una ragione; ti servirà quando penserai: Ma chi ca*** me l'ha fatto fare? Non potevo studiare Spagnolo come la gente normale?
Un piccolo consiglio: leggi e ascolta più che puoi! Una lingua non si impara solo studiando la grammatica!
Quando ti sentirai pronto, fai pratica! Ci sono vari siti, come Interpals (scoperto grazie a The other side of the page ), in cui puoi farti degli amici di penna madrelingua!

TESTI CONSIGLIATI:
Grammatica Russa - Hoepli
Russo Esercizi
Il russo. Corso base
Verbi russi. Tutti i verbi regolari e irregolari
Il Kovalev. Dizionario Russo-Italiano/ Italiano-Russo



Mi sembra di aver detto tutto. E dire che domani aspetto i risultati dello scritto. Tremo.
до свиданиа!

sabato 7 giugno 2014

TV series: Black Mirror


Black mirror è una miniserie britannica del 2011. Ogni episodio ha una trama indipendente, ma sempre incentrata su un unico tema: l'influenza che i mass media e la tecnologia hanno sulle nostre vite. Una serie distopica, che cambierà il vostro modo di vedere uno smartphone.
Lo "specchio nero" del titolo è lo schermo di un televisore, cellulare o laptop. Ispirata a Ai confini della realtà, questa serie, a suo tempo, sconvolse l'Inghilterra, sin dal primo episodio (no, non preoccupatevi, non c'è nessun mostro o scene cruente alla A Serbian Film, ma è proprio la verosomiglianza degli eventi che rende il tutto più intenso).
Non una serie come le altre: Black Mirror vi darà argomenti su cui riflettere. Provare per credere.

L'avere centinaia di amici su Facebook ci ha reso meno soli?



Io penso proprio di no. E' da un po' di tempo che rifletto sul cancellare il mio account Facebook. Ho notato che non solo mi serve a ben poco, ma anzi, mi fa solo perdere del tempo prezioso. Il problema è che ne sono totalmente assuefatta! Stessa cosa con Youtube: non ce la faccio a staccarmi da questo maledetto schermo. E da quando ho uno smartphone, le mie condizioni da drogata di rete sono peggiorate. In più, sono quasi totalmente passiva: condivido poco, e se condivido, non è niente di serio o di veramente importante. Non mi va di condividere una parte di me con gente che non conosco, o che conosco appena. Tanto quei tizi farebbero la stessa cosa che faccio io guardando i loro selfies: riderebbero alle mie spalle. In più, dopo aver visto Black Mirror , la mia visione dei Social e della tecnologia è cambiata. Che si stia compiendo il passo verso la completa alienazione dell'essere umano? Lo so, lo so, sono apocalittica, ma che ci volete fare. Tutto quello che mi crea dipendenza mi inquieta, perciò nel mio cervello si accende una spia che dice "Ehy, guarda che ne puoi fare anche a meno!". Però senza Facebook, oggi non esisti. La prima cosa che si pensa appena conosciuta una persona è "ORA LA AGGIUNGO SU FACEBOOK!". E meno male che non ho Twitter... Che Dio ce ne liberi! Ci ho provato, lo ammetto, ma non esiste piattaforma più inutile.
Tornando a Facebook, odio essere schedata, odio che su internet ci siano i miei dati, le mie foto, i miei ricordi... La mia vita. Vi rendete conto che c'è la mia vita su un sito?!
Facebook o non Facebook? Questo è il problema (del nuovo millennio).

AGGIORNAMENTO: Sono giunta alla disperata conclusione che Facebook mi serve. Il mio account vivrà ancora, devo sapere quello che succede (soprattutto all'università), e l'unico modo per farlo è essere iscritta ai gruppi. Sono una comune mortale (e mammoletta). Che sfiga.

martedì 27 maggio 2014

¡Viva La Vida!



                                       
Visitare la mostra di Frida Kahlo alle Scuderie del Quirinale non ha fatto che confermare l'opinione che mi ero fatta di lei: Frida, per me, è una donna-fenice. Una figura mitologica.
Le sue opere trasudano sofferenza, ma non possono fare a meno di urlare la disperata voglia di vivere che Frida aveva dentro.
La cosa che sorprende di più di Frida Kahlo, nonostante appaia banale, è proprio l'orgoglio di essere FEMMINA. Frida era istintiva, selvaggia, indomabile.

Frida è una donna che ha bagnato di lacrime amare i suoi bei dipinti e disegni. Li ha bagnati eternamente, con una matita o con un pennello.






Frida Kahlo e le sue opere riportano alla vita. Capita spesso di cadere nell'apatia. Viviamo sempre la stessa routine, dobbiamo pensare ai nostri doveri, rispettare le scadenze e adattarci alla società. Quante volte vorremmo, ma non possiamo? Le opere di Frida Kahlo scuotono dal torpore della vita moderna. Un terribile incidente la costrinse a letto, e lei non solo divenne una grandissima artista, ma riprese a camminare. Lo stesso incidente le tolse la gioia di diventare madre, ma la grande Frida trasformò ancora una volta il dolore in arte potente. Solo la perdita di una gamba la fermò e fu allora, solo allora, che Frida, decise di morire. Sì, perché una figura immortale come la sua può solo decidere di morire. Però è innegabile che quando ci perdiamo nell'intensità della sua pittura, la grande Frida rivive in noi.

giovedì 1 maggio 2014

20 anni di musica.

20 anni fa, io nascevo. Era il 1994. Erano altri tempi, in cui la gente viveva meglio e Berlusconi cominciava la sua ascesa al potere. Insomma, si prospettava proprio un gran futuro per tutti noi.
Ripensando a questi 20 anni della mia vita, mi sono accorta che ogni periodo ha la sua particolare colonna sonora.

I primi anni di vita furono scanditi da un ascolto passivo. Non decidevo mai cosa ascoltare ovviamente, ma non mi lamentavo. Ricordo i viaggi per raggiungere la spiaggia, quando si ascoltava quasi sempre la cassetta dei Londonbeat adorata da mio padre, In The Blood. Quando si andava in auto con mia madre era tutta un'altra musica: 'na lagna. Ora, non è che a me Anna Oxa abbia mai fatto schifo, però avrò ascoltato Oxa quasi ogni giorno per almeno 3 anni. Fate voi.

Playlist n.1
I've been thinking about you - Londonbeat
In The Blood - Londonbeat
A lei - Anna Oxa

Poi arrivò il 2000. Ai tempi, avendo capito che i miei, soprattutto mia madre, non avrebbero mai comprato CD nuovi, così rovistai nella roba di mio fratello, dove scoprì quelle sgallettate di Britney e Christina. Erano i tempi di Buffy e dei Backstreet Boys... Che nostalgia.

Playlist n.2
... Baby One More Time - Britney Spears
Genie In A Bottle - Christina Aguilera
Everybody - Backstreet boys

Poi sono arrivati i tempi del disagio adolescenziale. Ho iniziato la lenta decadenza con i Blue. Ero così in fissa con quei 4 palloni gonfiati che compravo dozzine di Cioè solo per i loro poster. Poi c'è stata la svolta veramente imbarazzante... Tokio Hotel. Si, sono stata una bimbaminchia, lo ammetto; la cosa mi fa ridere, ma non me ne pento. Tutto sommato, Monsoon non è una canzone orrenda... Era il frontman della band che era imbarazzante.

Playlist n.3
Walk Away - Blue
Monsoon - Tokio Hotel
Scream - Tokio Hotel

Poi, grazie a Dio, sono cresciuta e sono passata a musica un po' più seria. Sempre grazie a uno dei miei fratelli, con dei gusti decisamente migliori del primo, sono passata ad ascoltare qualcosa di più rock: Red Hot Chili Peppers e i Cranberries.

Playlist n.4
Can't stop - RHCP
Tell me baby - RHCP
Zombie - The Cranberries
Dreams - The Cranberries

Poi è arrivata Adele. Ho amato pazzamente 21. Un album che mi ricorda le due settimane trascorse in Inghilterra. Ogni volta che lo ascolto, mi sento invasa da una bella sensazione, nonostante le canzoni abbiano un testo uno più triste dell'altro.

Playlist n.5
Turning Tables - Adele
Rolling in The Deep - Adele
Set fire to the rain - Adele

E poi c'è il presente. Al momento, ci sono 3 album che vanno a ripetizione nel mio mp4 (non sono mai stata una tipa estremamente tecnologica, perdonatemi; perciò, niente Ipod): Bad Blood, Born To Die, e l'ultimo arrivato, Museica.

Playlist n.6
Icarus - Bastille
Off To The Races - Lana Del Rey
Avrai Ragione Tu (Ritratto) - Caparezza

Questa è la musica di una vita. Ridicole o meno, queste sono le canzone che mi fanno pensare alla mia storia.


sabato 26 aprile 2014

Movie #15: Nymphomaniac

Chi non muore, si rivede.

Ho spesso pensato di aver abbandonato questo piccolo spazio tutto mio, ma semplicemente non ho potuto evitarlo. Ho provato a scrivere per un sito. Questo è quello che ne uscito fuori:

Lars von Trier e il sublime del nuovo millennio



... Io ci ho provato.