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mercoledì 4 aprile 2018
Book #11: Intelligenza emotiva
Vi siete mai chiesti perché la sola intelligenza non è garanzia di successo? E ancora, qual è il modo giusto per affrontare le sfide che la vita ci pone di fronte ogni giorno senza perdere la serenità?
Non so voi, ma spesso e volentieri mi sono ritrovata in situazioni così tese in cui, completamente annebbiata dal mio stato d'animo del momento, controllarmi o fare la scelta giusta è stato semplicemente impossibile. In più, diverse volte mi sono imbattuta in persone con approcci decisamente discutibili: frecciatine, offese gratuite e giudizi poco lusinghieri, se non distruttivi. Ma perché tutto questo? E soprattutto, come affrontarlo senza perdere le staffe?
Sono proprio queste le tematiche che Daniel Goleman, psicologo e giornalista statunitense, affronta nella sua opera più famosa, Intelligenza Emotiva. Un libro di non facile lettura, lo ammetto, ma particolarmente illuminante. In circa 500 pagine, vengono discussi i problemi più disparati con piglio concreto e scientifico, ma non per questo incomprensibile per coloro per cui la psicologia non è esattamente il proprio pane quotidiano. In un libro che dà speranza, vengono analizzati conflitti sociali in cui tutti ci imbattiamo quotidianamente e in diversi contesti (dal lavoro, alla vita di coppia, fino ai rapporti tra persone in generale), proponendo delle soluzioni a partire da una visione chiara e dettagliata dei problemi; soluzioni tutte improntate sullo sviluppo della tanto famigerata "intelligenza emotiva". Ma di che si tratta? In sostanza, con questo termine si designa la capacità di saper riconoscere e gestire i propri sentimenti e quelli degli altri, con lo scopo di raggiungere i propri obiettivi. Tra le più importanti caratteristiche dell'intelligenza emotiva troviamo l'autocontrollo, la motivazione e l'empatia, accompagnate da disciplina, rinvio delle gratificazioni e volontà, tutti fondamentali strumenti che permettono di scuotersi di dosso l'apatia dilagante tipica della società contemporanea.
Personalmente non credo che un libro possa cambiare radicalmente la vita di una persona, ma sicuramente può contribuire ad assumere atteggiamenti che possono migliorarla. Può davvero l'intelligenza emotiva renderci felici? Certo che può, ma la felicità e la realizzazione non arrivano senza duro lavoro e sacrificio. Daniel Goleman con il suo libro ce lo ricorda e ci insegna come reagire a quel torpore paralizzante in cui ci ritroviamo in certi momenti di crisi.
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martedì 24 gennaio 2017
Book #4: Dalla Parte Delle Bambine
Dalla parte delle bambine è un saggio illuminante pubblicato nel 1973, scritto da Elena Gianini Belotti, esperta nell'assistenza all'infanzia. Perché illuminante? Perché fa aprire gli occhi sul fatto che se oggi siamo quello che siamo (soprattutto noi donne), dobbiamo ringraziare la società che sin dalla tenera età ci ha plasmato in un certo modo: docili, paurose e pronte a tradire noi stesse pur di essere scelte e gratificate.
Perché leggerlo?
Io personalmente ho deciso di leggerlo perché faccio parte di un gruppo di lettura (Pasionaria Book Club - cercatelo su Facebook) che lo consigliava insieme ad Ancora dalla parte delle bambine della Lipperini (che però non credo leggerò).
Prima di leggerlo, dovete tenere in chiaro una cosa: è un libro scritto e pubblicato negli anni '70. E' indubbio che molte idee ed esempi risultino anacronistici, ma non per questo ne sconsiglio la lettura. Così sono state cresciute le nostre madri, e di conseguenza, anche se in maniera meno restrittiva, siamo state cresciute noi. Per forza di cose, il bambino, che sia maschio o che sia femmina, dai tre anni inizia a capire a quale sesso appartiene e si identifica in primis con uno dei genitori. Va da sé che se sei una bambina, e tua madre è una frustata manico-ossessiva, in qualche modo questi tratti entreranno a far parte di te, e poi avrai bisogno di tutta una vita per liberartene. Questa è un'estremizzazione certo, ma pensate ad esempi più comuni, ovvero alla cura maniacale con cui molte delle nostre madri gestiscono la casa: deve essere sempre pulita, e se per caso dovesse venire qualcuno e trovare la casa in disordine, per loro questo banale avvenimento risulterebbe un fallimento personale, che le mortifica e le fa sentire in forte disagio. Non riescono ad andate contro ad uno schema: casa pulita= donna da gratificare, modello da invidiare; al contrario casa sporca= bestia di satana. (Ora venitemi a dire che non è così, soprattutto nel nostro paese).
Un'altra cosa che ho notato però, è che la scrittrice parte spesso prevenuta: ad esempio, ecco un passo (p.183) che mi ha fatto un po' storcere il naso (uno fra i tanti):
(...) "Cara Giovanna," rispondeva il direttore di un giornalino per bambini (...) "hai fatto una domanda molto intelligente per una bambina," esprimendo in questo modo l'opinione largamente condivisa, che le bambine, essendo generalmente cretine, non fanno domande intelligenti (...)
Intanto, cara Elena, datti una calmata. Molto più probabilmente, il direttore esprimeva l'opinione largamente condivisa (purtroppo) che i bambini siano generalmente cretini, a prescindere dal loro sesso. E questa è solo uno dei tanti esempi che mostrano quanto la scrittrice spesso estremizzi. Quindi sì, da leggere, ma prendete molte affermazioni con le pinze.
A chi lo consiglio?
Lo consiglierei o a chi si accinge ad avere dei bambini (ricordiamoci che più che un saggio femminista è prima di tutto un saggio pedagogico) o a donne di tutte le età che vogliono capire il perché di tanti loro comportamenti di auto-sabotaggio.
venerdì 30 dicembre 2016
Quella volta in cui la Fallaci si bevve il cervello.
Piccola premessa.
Da molti anni nutro una sorta di venerazione per quella che considero l'unica e inimitabile signora del giornalismo italiano, Oriana Fallaci. Non ho letto tutti i suoi libri, ma ne ho letti tanti quanto basta per intuire che dietro quelle righe si celava una donna dal grande carisma e da una viva intelligenza. Purtroppo però, un libro in particolare mi lascia sempre sconcertata: La Rabbia e l'Orgoglio. Scritto subito dopo la caduta delle Torri gemelle, questo piccolo volume raccoglie una serie di invettive contro l'Islam e contro gli immigrati che arrivano sulle nostre coste in cerca di fortuna, che secondo la scrittrice sarebbero tutti terroristi pronti a sottomettere l'Europa. Certo, molte cose, considerando i dolorosi fatti d'attualità (vedi la strage di Berlino perpetuata da un certo Anis Amri, arrivato proprio coi barconi) suonano come una sorta di tremendo presagio, cosa che ha portato diversi lettori a rivalutare la scrittrice di cui molti prima si facevano gioco (tra tutti vedi quella odiosa smorfiosa che risponde al nome di Sabina Guzzanti), ma altre suonano come un forte invito all'odio verso il diverso, o meglio, verso tutti i musulmani che altro non sarebbero che degli ignobili e viscidissimi guerrafondai, irrispettosi delle donne e della cultura altrui. Una sola spiegazione riesco a darmi: provocazione? Cara Oriana, se questo era il tuo intento, ci sei riuscita e come. Se non lo era, preferisco comunque pensare lo fosse.
Fine premessa.
Appena letta la prefazione il mio primo pensiero è stato : "c'aveva l'occhio lungo questa qui!". E infatti, già dal 2001, la Fallaci forse meglio di chiunque altro aveva capito quali sono i pericoli della nostra epoca, un periodo di terrore senza precedenti; però poi, leggendo il romanzo, ti rendi conto di quanto avesse il dente avvelenato la mia carissima Oriana: un continuo ripetere quanto abbia sofferto, quanto abbia lottato per la patria, lei che ha fatto la guerra, lei che non aveva le scarpe, lei che ha iniziato a lavorare a 16 anni... Avete mai avuto il piacere di parlare con uno dei vostri nonni? Sì, quelli che "ai-loro-tempi-ci-si-faceva-il-mazzo!", quelli che vi raccontano sempre le solite storie. Ecco, in La Rabbia e l'Orgoglio ci troviamo ad ascoltare nonna Oriana: sempre a rivangare il suo passato, questo libro che troppo spesso si incespica su lodi continue sul babbo, la mamma e la sua forza di donna che ha fatto la resistenza. Sì Oriana, te ne siamo tutti grati, ma perché ripeterlo continuamente? Probabilmente, passare gli ultimi anni della propria vita da sola, in esilio a New York ha provocato proprio questo: un forte odio verso dei connazionali che la rinnegano e che la deridono e la voglia di rivendicare il proprio valore di essere umano. Ma La Rabbia e l'Orgoglio non è solo questo: c'è anche un odio forte e viscerale verso i musulmani: ora, credo che al momento stiano poco simpatici a tutti questi musulmani, ma è l'odio davvero l'unica arma per combattere l'odio?
A ben guardare però, non c'è solo merda in questo libro: qui la Fallaci ci fa aprire gli occhi su quanto siamo ipocriti e ingrati noi italiani verso il nostro paese e sulla fine barbina della nostra politica.
Consigliato? Nì. Sicuramente non ve lo consiglio se vi accingete a leggere per la prima volta la Fallaci: rischiate di farvi una cattiva idea di una bella mente. Se invece conoscete già il suo talento, ve lo consiglio, ma credo converrete con me: La Rabbia e L'Orgoglio rispecchia pienamente il proprio titolo: non un lucido saggio che analizza e offre una giusta soluzione ad un problema sociale, ma un'invettiva scritta da una donna alla fine della propria carriera, accecata dalla rabbia per le ingiustizie subite e per i dolori affrontati.
venerdì 1 agosto 2014
Book #1: Il signore delle mosche / Lord of the Flies
" É la società che incattivisce l'uomo o é l'uomo che nasce già con una buona dose di cattiveria?"
É questa la domanda che ha tolto il sonno ai grandi pensatori, tra i più noti Rousseau e Freud. Anche William Golding ha riflettuto sull'argomento e Il Signore delle Mosche é il frutto di questa riflessione/ esperimento sociale. Dopo aver letto il libro, non vedrete più quei cari, teneri e indifesi marmocchi con gli stessi occhi.
Il romanzo scaturisce da un piccolo esperimento che Golding, al tempo insegnante in una scuola elementare inglese, svolse: ogni insegnante sa quanto possa essere difficile tenere a bada un'orda di ragazzini, e che è conseguenza inevitabile che quei piccoli idioti (che tutti noi siamo stati), lasciati senza alcuna guida, si ammazzino senza troppi complimenti. Proprio questo fece il maestro Golding: lasciò l'aula e gli alunni a loro stessi, ovviamente osservandoli a distanza. Quello che il nostro autore notò fu che ogni possibile discussione finiva in rissa (come ogni assemblea di classe che si rispetti).
Il titolo é una metafora per indicare Satana, scelta dal grande poeta Thomas Stearns Eliot, direttore della Faber&Faber, casa editrice che pubblico l'opera nel 1954.
Il romanzo ha una carica simbolica non indifferente. Ogni personaggio possiede un significato allegorico: se Piggy rappresenta la ragione, Jack rappresenta la brutalità primordiale presente in ogni uomo. L'opera assume anche un certo valore politico: su un'isola deserta, a seguito di un disastro aereo, dei bambini, tutti maschi dai 6 ai 12 anni, si ritroveranno completamente soli e senza regole. Due leader si contenderanno il potere, Ralph e Jack. Se Ralph é il politico che chiede al popolo sacrifici per risolvere una crisi (in questo caso, il sacrificio sarà tenere acceso un fuoco notte e giorno per farsi salvare), Jack é il politico che propone una soluzione immediata ad un problema, soluzione che alle lunghe impoverirà la società, ma che il popolo preferisce perché non richiede sforzi estremi, se non il perdere la libertà e la democrazia.
Nonostante Il Signore delle Mosche non goda della stessa popolarità dei romanzi di George Orwell, é un romanzo che non dovrebbe assolutamente mancare sugli scaffali degli amanti del romanzo distopico.
" Is the society which makes the human kind evil or men were born evil themselves?"
This is the question that kept awake most of philosophers; really involved in this issue were Rousseau and Freud, but also William Golding. After having read the book, you will look to children with other eyes.
Lord of The Flies is the result of a social experiment. Golding was a teacher in a primary school, and every teacher knows how difficult can be looking after children: they can hurt themselves really bad! And here it comes the experiment: Golding left his pupils alone, and the result is easy to guess. As you probably got, every possible debate became a fight.
As regards the title of the work, it is a metaphor to define Lucifer. It was chosen by the great poet Thomas Sterns Eliot, director of the Faber&Faber, which published the novel in 1954.
The novel is full of allegoric elements: if Piggy stands for reason, Jack stands for brutality. Very important is also the political allegory: after a plane crash, a group of male children have to struggle to survive. Two are the most charismatic children of the group: Ralph and Jack. If Ralph represents the leader who asks to citizens some efforts to solve a social problem, Jack represents the leader who asks nothing to citizens, except for democracy and freedom.
Even if The Lord of The Flies is not as famous as George Orwell's novels, this is a book you can't miss if you are a great fan of the dystopian fiction.
" Is the society which makes the human kind evil or men were born evil themselves?"
This is the question that kept awake most of philosophers; really involved in this issue were Rousseau and Freud, but also William Golding. After having read the book, you will look to children with other eyes.
Lord of The Flies is the result of a social experiment. Golding was a teacher in a primary school, and every teacher knows how difficult can be looking after children: they can hurt themselves really bad! And here it comes the experiment: Golding left his pupils alone, and the result is easy to guess. As you probably got, every possible debate became a fight.
As regards the title of the work, it is a metaphor to define Lucifer. It was chosen by the great poet Thomas Sterns Eliot, director of the Faber&Faber, which published the novel in 1954.
The novel is full of allegoric elements: if Piggy stands for reason, Jack stands for brutality. Very important is also the political allegory: after a plane crash, a group of male children have to struggle to survive. Two are the most charismatic children of the group: Ralph and Jack. If Ralph represents the leader who asks to citizens some efforts to solve a social problem, Jack represents the leader who asks nothing to citizens, except for democracy and freedom.
Even if The Lord of The Flies is not as famous as George Orwell's novels, this is a book you can't miss if you are a great fan of the dystopian fiction.
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sabato 1 marzo 2014
Codex Seraphinianus
![]() |
| Codex Seraphinianus, Abbeville Press 1983 |
Il codex è diviso per settori tematici (nell'ordine):
1. BOTANICA
2. ZOOLOGIA
3. SETTORE DEDICATO A STRANE CREATURE BIPEDI
4. CHIMICA, FISICA E BIOLOGIA
5. MECCANICA APPLICATA
6. ANTROPOLOGIA
7. STORIA
8. GRAFEMATICA
9. GASTRONOMIA, MODA E COSTUME
10. GIOCHI E SPORT
11. ARCHITETTURA
Il codice, "scritto" e illustrato tra il 1976 e il 1978, fu pubblicato nel 1981 da Franco Maria Ricci, dopo che molti editori si rifiutarono di pubblicare un'opera così bizzarra.
La scrittura non ha nessun significato. Luigi Serafini utilizza questa strana grafia per ricreare nel lettore un effetto di "analfabetizzazione": il lettore, sfogliando l'opera, si ritrova nella condizione di bambino, ancora incapace di leggere e di scrivere, che, basandosi sul solo elemento visivo, cerca di intuire il significato delle pagine che ha di fronte.
Un mondo assolutamente fantastico, non da leggere, ma da "sentire" e interpretare in maniera del tutto libera e irrazionale.
L'opera è ormai un cult per gli artisti di tutto il mondo e tra i suoi maggiori estimatori ricordiamo Tim Burton, Umberto Eco e Italo Calvino. Lo stesso Calvino scrisse l'introduzione all'edizione del 1993, definendo l'enciclopedia di Serafini "teratologica" e confrontando il mondo di Serafini con il mondo delle Metamorfosi ovidiane (poema particolarmente amato da Calvino); metamorfosi il cui simbolo principale è la coppia che, durante l'amplesso, si trasforma in un gigantesco rettile. Un'opera particolare e aperta, ovviamente quasi dimenticata in Italia, ma si sa: "nemo propheta in patria".
Come qualunque opera originale e fuori dagli schemi, il Codex Seraphinianus ha attratto l'attenzione dei complottisti ed è stato definito il codice degli ILLUMINATI. Strano che Adam Kadmon non ne abbia ancora parlato, non trovate?
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