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giovedì 7 giugno 2018
Book #12: L'arte della Gioia
-"Sai, vorrei comprare un libro di cui tutti parlano, ma non riesco a capire di che cosa si tratti esattamente."
- "Uhm, come si intitola?"
-"L'Arte della Gioia"
-"Uhm, questi minestroni banali sulla gioia e la positività mi danno la nausea..."
Dialogo tra me e una collega cinica
L'arte della Gioia non è un romanzo per tutti. Ne sentii parlare qualche tempo fa, ma di questa opera sapevo per certo solo che era di stampo femminista, nient'altro. Eppure la copertina mi attirava così tanto! Quello sfondo completamente bianco, la figura di una donna sdraiata, il titolo scritto in fucsia che contrasta con la sobrietà del resto. Ora posso dire che la copertina è la rappresentazione visiva dell'opera di Goliarda: il coraggio e l'audacia dei temi trattati cozza con la sua dolce ed evocativa prosa dei sensi. È un libro che non si può odiare o abbandonare del tutto; per quanto si provi a sfuggirgli, ritorna ad esercitare un forte ascendente su di noi, seducendoci maliziosamente dallo scaffale.
Non nascondo che all'inizio però l'ho odiato e come. Per me era un concentrato d'odio e di immoralità, di azioni e pensieri spregevoli di una donna, anzi peggio, di una bambina, che scopre il sesso e l'ambizione troppo presto. Modesta (questo il nome paradossale della protagonista) è un essere vorace, una Superdonna che impariamo a conoscere pagina dopo pagina: bambina povera e abusata, grazie all'ingegno e all'inganno riesce in una scalata sociale impensabile per una donna nata nella Sicilia del primo Novecento. Modesta utilizza ogni mezzo in proprio possesso per ottenere ciò a cui aspira, non disdegnando neppure l'idea di uccidere. Un personaggio malefico e immorale, dai tratti quasi demoniaci. Eppure ancora non la odio. E' come se dalla prima parte alla quarta Modesta subisca un processo d'espiazione dei suoi peccati: anche lei subisce il dolore della perdita, conosce la paura, la malattia. Con lo scorrere dei capitoli, Modesta assume sembianze umane che contribuiscono a renderla un'intramontabile eroina femminile.
Il romanzo, come la vita di Modesta e Goliarda, ha un destino travagliato: rifiutato più e più volte dagli editori italiani, ottiene il riconoscimento che gli spetta grazie all'edizione francese e tedesca. Del resto non c'è da stupirsi: troppo difficile per l'editoria italiana degli anni '70 accettare la pubblicazione di romanzi con tematiche spinose come l'aborto, la disabilità, l'omosessualità e la promiscuità sessuale femminile, l'emancipazione e il comunismo. L'Arte della Gioia non è un libro banale.
La seconda protagonista al fianco di Modesta è l'Italia del secolo scorso, in particolare la Sicilia, con i suoi paesaggi aspri ma che sanno di casa, la Sicilia della questione meridionale e del dopoguerra... La mia collega si sbagliava. Se si riescono a digerire i primi capitoli, come della rosa si sopportano le spine, vi si aprirà un romanzo di rara bellezza, tenendo sempre ben in mente una cosa: è il leggere e il conoscere punti di vista diversi dai nostri che aiutano ad aprire la mente. Dubitate dei libri che non vi sconvolgono.
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domenica 24 settembre 2017
Book #8: Il deserto del sesso
Ultimamente ho fatto incetta di libri di scrittori calabresi. E' strano come dopo anni e anni di scuola dell'obbligo e università, un giorno realizzi quanto poco la tua regione sia rappresentata nella storia della letteratura italiana; inoltre, da quando ho lasciato la mia terra natia, mi sono accorta di quanto diverso sia, nonostante siamo tutti italiani, il nostro popolo da regione a regione.
Ho deciso di iniziare il mio studio sulle mie radici culturali con un libro parecchio interessante, che però poco ha a che vedere col meridione, in quanto ambientato nella Lombardia fascista, ma comunque scritto da un grande scrittore calabrese, Leonida Répaci. Il libro in questione è Il deserto del sesso, pubblicato nel 1956. Come si può intuire dal titolo, il tema centrale è il sesso: il sesso come malattia, il sesso che brucia e consuma. La protagonista del libro è Ignazia, una donna ormai verso il viale del tramonto, che si innamora follemente di Massimo, il cognato, provando un amore folle che la spingerà perfino a sacrificare la vita di ogni sua possibile rivale.
Il libro, che inizialmente non mi aveva entusiasmata per una scrittura forse troppo secca e semplice, si trasforma mentre lo si legge; i personaggi di Ignazia e di Massimo sono ben approfonditi psicologicamente; soprattutto Ignazia e il suo dramma interiore sono descritti così vividamente da non riuscire a condannare completamente una donna sì crudele, ma che prima di essere carnefice è stata vittima. Ignazia è una donna brutta, da sempre rifiutata, perfino dal marito e che, dietro un'apparenza dura e distaccata, nasconde un incredibile e logorante bisogno d'amore. Le descrizioni degli atti sessuali sono poetiche e metaforiche, a volte troppo da romanzetto rosa, ma niente di insopportabile o troppo banale. Ovviamente, ai tempi della sua pubblicazione il testo fece parecchio scalpore e fu vittima della censura. Del resto, a essere scandaloso nel romanzo non è il sesso in se, ma tutto ciò intorno a cui gravita: fascismo, omosessualità. fascisti omosessuali, tradimenti e istinti omicidi e suicidi. Non un capolavoro, lo ammetto, ma un libro comunque ben scritto e magnetico.
VOTO: 7.5/10
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domenica 12 marzo 2017
Book #5: Accabadora
Questo libro mi ha piacevolmente sorpreso. Acquistato approfittando del -25% sugli Einaudi, Accabadora è una narrazione fittizia che però ruota intorno alla figura realmente esistita del folklore sardo, l'accabadora appunto. E proprio nella Sardegna del dopoguerra è ambientato questo romanzo, in un'atmosfera che profuma delle mandorle dei gueffus, sotto il quale però si cela il mistero della strana e losca figura di Bonaria Urrai; losca per carità, ma forse dotata di straordinaria pietà di fronte al dolore e l'indifferenza comune.
Parole chiave di questo romanzo sono sicuramente le parole madre e morte. La morte in questo romanzo è dipinta spesso come ultimo gesto d'amore di una grande madre, che oltre a dare la vita, decide con grande coraggio di porgli fine quando essa diventa un insopportabile macigno.
Accabadora tocca con estrema delicatezza un tema che non viene spesso trattato nei romanzi: l'eutanasia. Un romanzo fatto di donne: donne che danno e riprendono la vita, madri che rifiutano il frutto del loro seno e madri che accolgono il frutto del seno di altre. Un romanzo bellissimo scritto da una donna che parla di altre donne senza santificare o demonizzare nessuna di esse. Nessun giudizio, solo un gran trasporto emozionale e anche un'amara riflessione sul nostro paese. Da leggere assolutamente.
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