Scommetto che siete disperati perché dopo Stranger Things 2 l'abbonamento a Netflix vi sembra inutile. Insomma, non sapete come riprendervi e ogni serie vi sembra poco interessante. La mia soluzione? Un'ottima trashiata. Chewing Gum!
La protagonista di questa brillante serie è Tracy, una ragazza 24enne vergine che vive nei sobborghi di Londra con una madre religiosissima e una sorella oppressiva e infantile, circondata da amiche tamarre che sembrano appena uscite da una puntata di Geordie Shore. Arrivata a questo punto della sua vita, Tracy decide che è il caso di scoprire la sessualità, ma il suo look alla Whoopi Goldberg in Il colore viola e la sua goffaggine non l'aiutano. Grazie alle sue amiche e a Santa Beyoncé che vigila su tutti noi, riuscirà nel suo intento, ma nel farlo si imbatterà in situazioni davvero imbarazzanti.
Chewing Gum è una serie che parla di sesso, ma non solo. E' una serie che parla di tabù sociali, razziali e sessuali e li esorcizza con una risata. Io l'ho trovata geniale e davvero fuori dalle righe. Guardatela, e che Beyoncé sia con voi.
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mercoledì 15 novembre 2017
venerdì 12 maggio 2017
Movie #27: Pieles, 2017
Purtroppo (o per fortuna) seguo ormai da tempo un canale Youtube destinato a un solo pubblico dallo stomaco forte (e non troppo bigotto, per carità) che risponde all'esotico nome di Shivaproduzioni. Questi carissimi ragazzi non fanno altro che farmi capire quanto io faccia schifo come essere umano. Ma andiamo con ordine. Proprio grazie a loro, ho scoperto Pieles (Skins, 2017), primo lungometraggio del giovane cineasta spagnolo Edoardo Casanova.
QUESTO FILM FA SCHIFO. E da qui mi spiego: indubbiamente è un film di cattivo gusto (una ragazza con un ano al posto della bocca non è sicuramente il massimo), ma è di un bel cattivo gusto. Voglio dire, non è un cattivo gusto fatto a caso, anzi, ha la sua estetica fatta di bellissimi colori pastello che circondano un mondo di persone con delle "devianze" sia fisiche che psicologiche. Il film è un intreccio di storie diverse, ma allo stesso tempo tutte intrecciate che, perdonatemi, non vi racconto; dovete beccarvi tutto dritto in faccia, senza spoiler di nessun tipo.
Questo film è pura follia a suon di opera. E mi è piaciuto: sì ragazzi, mi è piaciuto, mi ha fatta sorridere, emozionare e quasi vomitare. Secondo me è stupido però cercarci per forza una morale, che probabilmente sarebbe la banalissima "non importa che tu abbia un ano in faccia o sia un pedofilo, troverai comunque il tuo posto nel mondo". Per me è da vedersi come puro delirio estetico di un 26enne a cui piace coprire la merda coi glitter,
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giovedì 13 aprile 2017
Netflix is love, Netflix is life #4: 13 Reasons Why (Tredici)
Avevo sentito parlare di questa serie: un giorno, lessi un post dove una ragazza la definiva scioccante e incredibilmente intensa. Sempre su Facebook, notai che una ragazza aveva firmato una petizione nella quale si chiedeva che fosse mostrata in tutte le scuole. La curiosità era tanta, per cui ho divorato 13 Reasons Why a bocconi pieni.
Sicuramente aveva ragione la ragazza del primo post, è una serie intensa. Ma allo stesso tempo, questo teen-drama (tratto da un romanzo di Jay Asher) è davvero avvincente. Ogni singolo personaggio viene presentato in ogni sua sfaccettatura, col risultato, forse azzardato, che lo spettatore finisce per non odiare tutti i carnefici, che a loro volta si dimostreranno anche vittime ( più o meno consapevoli).
Trama in breve: una ragazza, Hannah, si suicida, ma prima di farlo lascia 7 audiocassette in cui spiega i 13 motivi (o persone) che l' hanno spinta a compiere l'estremo gesto. Lo spettatore le ascolta tutte attraverso Clay, ragazzo con cui Hannah sembra aver avuto un rapporto speciale. Anche lui ragazzo "diverso" che, come la stessa Hannah, riesce a fatica ad integrarsi con gli altri suoi coetanei.
Detta così, sembrerebbe una storia abbastanza banale e, forse, lo è. Ciò che non è banale è il modo in cui la viviamo: una ricostruzione vivida della crudeltà che ci circonda. A chi non è mai capitato di scoprire la falsità della gente e rimanere di stucco di fronte all'orrenda maschera che sappiamo costruirci ogni giorno pur di sopravvivere in questa giungla che è la nostra società? Gelosia, egoismo e maschilismo tengono le redini di ogni relazione sociale e chi non si attiene alle loro leggi rischia di sopperire. Certo, tutta la serie improbabile di sfortunati eventi che accadono a Hannah sembra un po' esasperata e poco credibile (scusate, ma ad una certa non c'è l'ho fatta... Vengono trattati dei temi davvero seri, ma alcuni toccano il ridicolo!), ma la serie merita di essere vista per due ottimi motivi: il primo è che è un ottimo esempio di sensibilizzazione verso tutti i problemi legati al bullismo, il secondo è che sa tenere attaccati allo schermo.
Promossa a pieni voti.
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giovedì 16 febbraio 2017
Netflix is love, Netflix is life #2: Cooked
Come ben sapete, ultimamente l'alimentazione è una mia ossessione. Certo, io sono arrivata ormai ad un punto di non ritorno. L'ho ben capito dopo che una volta ho fatto l'errore - o forse l'errore è stato il suo?- di fare la spesa in compagnia del mio ragazzo: per me fare la spesa è una continua lettura di etichette, di ripensamenti e di prodotti da rimettere apposto perché "no, questo schifo industriale non fa più per me!". Tra i sospiri impazienti della mia dolce metà e i miei giramenti di maroni perché nessuno capisce quanto importante sia per me fare la hipster e rompere le palle su certe cose, ho capito che, aimé, forse avrei dovuto tenere la mia passione per il cibo non industriale per me. Ma poi, l'illuminazione: Netflix mi ripropone per l'ennesima volta questo documentario (tra l'altro sempre schifato). Leggo la descrizione e non potete capire che felicità nel vedere che a fare da narratore a questo fantastico viaggio culinario ci fosse Michael Pollan, autore di In difesa del cibo, libro che ho adorato.
Cooked è un documentario diviso in 4 puntate da 1 ora circa; le puntate prendono il nome dai quattro elementi che servono a trasformare le materie prime in cibo: fuoco, acqua, aria e terra. Io l'ho trovato incredibilmente interessante (ma io sono noiosa e mi piacciono i documentari). Non vi aspettate un pippone però su quanto faccia male lo zucchero e l'industria! Cooked è solo un viaggio all'origine del nostro strano modo di alimentarci (molti degli alimenti da noi consumati sarebbero per noi immangiabili senza cottura). Un viaggio in America, India, Marocco e Sud America per scoprire come e perché certi alimenti vengano mangiati proprio così e perché risultino particolarmente appetibili ai nostri occhi.
Cooked è da divorare in una sola notte.
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lunedì 23 gennaio 2017
Netflix is love, Netflix is life #1: The OA
Netflix continua a sfornare serie su serie e sembra (dico sembra) non sbagliare un colpo. L'ultima arrivata è The OA. Ecco, secondo il mio modesto parere, The OA è un pendolo che oscilla verso il flop totale e l'epicità. Vediamo perché.
1. POCO ORIGINALE
Quei furboni di Netflix dopo il successone di Stranger Things hanno ben pensato di creare un'altra serie sulla falsa riga dello show che quest'estate ha fatto urlare al miracolo. Prairie/Nina/ The OA non è altro che una Eleven un po' cresciuta: entrambe col naso sanguinante (neanche avessero visto le mutandine di qualche ragazza) e con dei "poteri" (con la differenza che quelli di Eleven erano poteri tangibili, quelli di Prairie non capisco se esistano o meno data l'ambiguità del finale).
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| Ragazzo anime arrapato |
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| Eleven - Stranger Things |
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| Prairie - The OA |
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| Stranger Things |
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| The OA |
2. The OA è lento
Sin dall'inizio ho avuto l'impressione che a questa serie mancasse qualcosa. Onestamente, facevo fatica a guardarla: esteticamente ben fatta ma con una trama che non vuole funzionare. Certo, è anche una questione di gusti, ma io ho trovato The OA una serie confusionaria e a tratti troppo pretenziosa.
3. Il finale
Il finale di stagione vi lascerà sconcertati: il balletto è di un disagio assurdo (se vi è piaciuto mi dispiace, io l'ho trovato grottesco e abbastanza imbarazzante - ma che è? High School Musical?) e l'epilogo mi ha lasciato addosso un'angoscia mai provata alla fine di una serie, ma rimane comunque uno dei momenti più alti di The OA: che succede adesso? Dov'è Prairie?
Non so però se la mia curiosità possa spingermi a guardare la seconda stagione e se un finale abbastanza geniale (tranne il balletto, per carità) possa salvare un'intera serie.
Lo consigli?
Se non avete guardato Stranger Things forse, ma se non avete visto Stranger Things vi consiglio Stranger Things. Per me, The OA è intelligente ma non si applica, lascia lo spettatore confuso e sommerso da domande che non avranno risposta fino alla prossima stagione. Per me The OA è la serie corrispondente a un altro grande segreto di Fatima, il film It follows: acclamatissimo dalla critica ma che non funziona alla visione. Voi cosa ne pensate?
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sabato 6 agosto 2016
Recensioni in pillole #1: Stranger Things
Netflix sforna serie su serie, successo su successo. Questo volta è il caso di Stranger Things. D'ispirazione fortemente kinghiana (passatemi il termine), i protagonisti sono 4 sveglissimi ragazzini (che ricordano parecchio i ragazzini di Stand by me) che si ritrovano a combattere con l'incarnazione del male appartenente ad un'altra dimensione. Uno di loro, Will, verrà rapito e trasportato nell'altra dimensione. Nessuno sembra capire che il caso abbia qualcosa di straordinario, eccetto per i ragazzini e per la madre di Will, interpretata da una stupenda Winona Ryder.
Un gioiellino anni '80 di solo 8 episodi che vanno guardati tutti ad un fiato, Stranger Things è la serie che non potete perdervi se amate Stephen King e l'horror degli anni '80, con un pizzico di teorie del complotto ed MKUltra. Assolutamente da non perdere.
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