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sabato 27 febbraio 2016

Moving to... #3 : Irlanda

Questa volta si parla dell'isola di smeraldo: l'Irlanda. A parlarcene è Lorenzo, un ventunenne che ha deciso di trascorre 9 mesi in Erasmus a Dublino. Enjoy!

http://www.theimaginativeconservative.org/

1. Perché hai scelto di trascorrere questo momento della tua vita in Irlanda?

Perché volevo fare un’esperienza all’estero più lunga di una settimana già da un po’ di tempo. Dato che studio lingue mi sembra il minimo vivere in un paese straniero per almeno un mese, altrimenti quello che si studia è quasi inutile. In più adorando l’inglese quando ho voluto fare richiesta per la borsa Erasmus ho scelto un paese anglofono. 

2. Cosa, secondo te, rende la vita in Irlanda migliore e cosa peggiore rispetto all’Italia?

Qui mi sembra sia tutto più pulito: l’aria, le strade, i palazzi. Vivo a Dublino, e sebbene sia la capitale non è caotica come potrebbe essere Roma, è molto più quieta e per strada ci sono meno persone che fermano i pedoni, in particolare se cammini con le cuffie non ti si approcciano minimamente. Peggiore, però, direi che è il costo della vita e il continuo vento misto pioggia.

3. Tre difetti del popolo irlandese.

1. Non sanno cucinare granché bene (ma in confronto alla cucina italiana mi pare normale);
2. Un accento a tratti incomprensibile;
3. Ma soprattutto non salutano.

4. Ti sei mai sentito discriminato in quanto straniero (o, più precisamente, in quanto italiano?)

Dublino è una città estremamente eterogenea in fatto di etnie, e il Trinity, dove studio, rispecchia questo melting pot per cui è difficile trovare qualcuno che discrimini apertamente gli stranieri nei luoghi che frequento io. A volte capita però che mi si chieda se abbiamo questo o quello in Italia, come se fossimo un passo indietro, ma non è discriminazione vera e propria.

5. Parlaci dell’università irlandese.

Prima differenza colossale: lezioni quasi sempre da 50 minuti. Nel bene o nel male sono molto più corte delle nostre, permettendo così di essere concentrati durante tutta la durata della lezione. C’è da dire però che in quanto considerati adulti c’è bisogno di molto studio autonomo: bisogna studiare tutte le dispense che il professore distribuisce o fornisce online prima che la lezione si svolga, così che poi in classe si possa fare un’analisi più approfondita della questione anziché avere un docente che parla tutto il tempo (o comunque questa cosa succede nella maggior parte dei corsi). Poi qui sono fissati con i saggi, da 1000 a 4000 parole a seconda della materia e dell’argomento; a volte assegnati per la metà del corso, a volte come esame finale. La cosa peggiore (a parer mio) è che gli esami ci sono solo a Maggio, tutti concentrati in 3-4 settimane (i cosiddetti finals) che per noi che abbiamo minimo tre sessioni di esami e che possiamo rimandare l’esame alla sessione successiva è qualcosa di assurdo.

6. La burocrazia è davvero più efficiente o è solo una leggenda?

Direi un onesto “Ni”. Dipende molto dai docenti, ci sono quelli che ogni settimana inviano e-mail agli studenti ricordando le lezioni, i compiti, se dovesse saltare la lezione, se cambia ricevimento etc., etc., ma ce ne sono anche altri che non rispondono alle mail per mesi. E ovviamente la lentezza per correggere gli esami è come la nostra.

7. Sei soddisfatto dei servizi offerti al cittadino (trasporti, sanità, ecc.)? Quanto costa un abbonamento mensile ai mezzi pubblici?

Direi che c’è un onesto rapporto qualità/prezzo: i mezzi costano molto ma funzionano bene, ad esempio le linee del tram hanno un treno ogni 3-6 minuti e i treni ci sono ogni 15 circa. La pecca è che un abbonamento mensile solo per il tram viene intorno ai 60€ per gli studenti, per i treni è di circa 100€ e per i bus 110€; assurdo per noi romani che paghiamo un mensile per tutti i mezzi neanche 40€ (però la qualità la conosciamo tutti - Mi intrometto: in realtà no, non la conosciamo tutti non abitando tutti a Roma, ma vi vengo in aiuto io. Posso affermare che i mezzi romani sono qualcosa di insostenibilmente obbrobrioso: ritardi, guasti, cambi improvvisi di tragitto e vetture che si perdono i pezzi.). Per la sanità ne so poco perché (per fortuna) non ne ho avuto bisogno, ma mi è stato detto che tutti preferiscono andare in cliniche private perché quelle pubbliche sono lentissime con le richieste (si potrebbe stare in lista di attesa anche 4 anni).

8. Ti senti sicuro per le strade irlandesi? 

Essendo un maschio bianco abbastanza piazzato posso sinceramente dire che non mi faccio problemi a camminare in giro da solo di notte. Tuttavia Dublino mi sembra una città abbastanza tranquilla, magari le zone con molti pub potrebbero scaldarsi un po’ la sera, però nulla di terribile.

9. L’abitudine tipicamente irlandese a cui proprio non riesci ad abituarti?

Stare in giro tutto il giorno. A quanto pare qui il concetto di riposo è molto diverso dal nostro: fanno quasi tutti sport (anche più di uno) quindi sono sempre fuori casa, dalla mattina alla sera, spesso anche la maggior parte del weekend. Sarò un poltrone e mi stresso solo a vederli girare come trottole.

10. Cosa consiglieresti ad un/a ragazzo/a che desidera seguire il tuo esempio?

Sappiate adattarvi a tutto. Portate l’Italia e la vostra cultura con voi, ma non mettetela davanti a tutto. Apritevi a nuove prospettive, cambiate routine, fate cose nuove, perché altrimenti potevate stare a casa.


sabato 19 settembre 2015

Moving to...#2: Inghilterra

Il secondo post di Moving to... è il più mainstream di tutti. Perché? Ma che domande... Ma perché si parla di Inghilterra, la meta ambita da milioni di ragazzi del bel paese. A parlarcene è Carmen, una ragazza britannica nel cervello, ma italianissima nel cuore.


Perché hai scelto di trasferirti proprio in Inghilterra?
Sono cresciuta con una madre che ama La signora in giallo, la carta da parati e i servizi da tè. É stata lei a trasmettermi questa voglia di scoprire l'Inghilterra per via di tutti i pomeriggi da bambina passati sul divano a guardar film con giardini da eterna primavera, biblioteche immense e case che sembravano appena uscite da una rivista per collezionisti di bambole.                                                     
Anche mio padre ci ha messo del suo, trasmettendomi la voglia di viaggiare e raccontandomi dei suoi numerosi flirt inglesi o delle sue corse pazze per le strade londinesi su di una decappottabile mentre sventolava la bandiera della sua patria. Possono sembrare cose futili, ma si sa, da bambini si assorbe tutto e anche io ho iniziato ad appassionarmi a Shakespeare, alla Austin… Sono state tante piccole cose, che messe insieme hanno fatto in modo che l'Inghilterra fosse la mia prima tappa appena maggiorenne.
                                                                                              
Cosa, secondo te, rende la vita in Inghilterra migliore e cosa peggiore rispetto all’Italia?
Le opportunità che questo posto ha da offrire e la civiltà.
Qui ognuno fa la fila al supermercato, alla posta, al cinema... Non esiste che sali sull'autobus senza biglietto o che l'autobus lo devi aspettare mezz'ora. Ricordo che quando feci la ragazza alla pari nelle campagne del Gloucestershire per andare a messa la domenica dovevo prendere l'autobus delle 11:57; ebbene, in 7 mesi non l'ho mai visto passare né alle 11:56  né alle 11:58.
Innumerevoli le volte in cui invece l'ho visto allontanarsi senza di me.
Qui chi si dà da fare va avanti, chi no resta indietro; vige la meritocrazia ed è una cosa bellissima.  L'Inghilterra così come il resto del Regno Unito è una porta sul mondo, inizi qui e domani non sai in quale parte del mondo ti troverai.
Di peggiore c'è il cibo, troppo costoso e mai all'altezza di quello italiano. Altra cosa pessima è il tempo, arrivai qui due anni e mezzo fa amando la pioggia, ma quando con il passare dei mesi scoprii quante giornate all'aperto la pioggia mi avrebbe fatto perdere, iniziai ad aspettare un raggio di sole come l'acqua nel deserto.  

Tre difetti del popolo inglese.
Non voglio essere troppo cattiva, quindi dico solo che hanno un'idea di igiene completamente diversa dalla nostra.
Sono arroganti e presuntuosi, pretendono che tu parli inglese in modo eccellente e poi si arrabbiano se li correggi quando dicono "bolonisi", ossia bolognese.
Non sanno cucinare, in nessun modo. Ho visto ragù con fagioli, "pizze" quadrate, salsicce accompagnate da tè caldo. . . Secoli e secoli di tradizioni culinarie mandate a farsi benedire.

Ti sei mai sentita discriminata in quanto straniera (o, più precisamente, in quanto italiana)?
Quando rispondo che sono italiana gli inglesi mi guardano con gli occhi a cuoricino e iniziano a prendermi per pazza per aver lasciato il mio sole. Non sono mai stata discriminata in quanto straniera o italiana, anzi, semmai il contrario.
Gli italiani all'estero non passano mai inosservati, in senso buono intendo: quando un inglese incontra un italiano, l'inglese nell'italiano vede Michelangelo, Da Vinci, la pizza, il sole, Pavarotti, l'arte, Roma e tutto ciò che l'Italia in effetti è, se solo se ne ricordasse.

Quanto è stato difficile trovare lavoro?
Il lavoro c'è, anche tanto, basta solo darsi da fare: curriculum in mano, buona volontà ed entro una settimana sei dentro, o come è successo a me e il mio ragazzo, anche meno.

La burocrazia è davvero più efficiente o è solo una leggenda?
La burocrazia qui sembra esistere davvero: sono tutti organizzati -in qualsiasi campo - sono veloci e non ti fanno uscire pazzo con tempi di attesa tipicamente italiani.

Sei soddisfatta dei servizi offerti al cittadino (trasporti, sanità, ecc.)? Quanto costa un abbonamento mensile ai mezzi pubblici?
A Londra ci sono due problemi principali a mio parere: uno è il costo degli affitti, il secondo è il costo dei trasporti, davvero esagerato. Un abbonamento mensile che comprende Tube e autobus costa all'incirca 124£ ossia 160€ più o meno. Sicuramente i servizi di trasporto a disposizione sono efficienti, però per un giovane ragazzo che parte per lavorare o studiare sono una mazzata.
Per quanto riguarda la sanità sono poco informata sinceramente, adesso mi trovo in Scozia e so che registrandomi ad un ufficio (di cui purtroppo non ricordo il nome) ho diritto a visite e cure gratis, ma non so se lo stesso vale per il resto del Regno Unito.

Ti senti sicura per le strade inglesi? Come ci si sente a vivere a Londra con l’allerta ISIS?
Proprio quest'estate per le strade londinesi le forze dell'ordine hanno simulato un attentato terroristico per insegnare alla gente come muoversi in caso di attacco. Sono cose che sì, ti fanno sentire leggermente più protetta, ma in cuor mio credo che non basti questo per smetter di aver paura, purtroppo.

L’abitudine tipicamente inglese a cui proprio non riesci ad abituarti?
Non si sanno vestire. Proprio per niente.
Non sopporto l'abitudine che hanno di vestirsi come se un giorno fosse composto da tutte e quattro le stagioni ed hanno un'idea di eleganza distorta. Quando a Gennaio vidi persone con infradito e canotta, mentre io indossavo la maglietta della salute, quattro paia di calze, i collant, maglione e cappotto, tremando per il freddo, mi venne spontaneo chiedermi cosa ci fosse di sbagliato in me.

Cosa consiglieresti ad un/a ragazzo/a che desidera seguire il tuo esempio?
Ad un ragazzo che vorrebbe seguire il mio esempio direi di partire con un obiettivo e con tanta umiltà.
Un obiettivo serve perché dopo l'euforia iniziale di trovarsi in un posto nuovo inizi a pensare al caffè sacro del mattino, alle lasagne della domenica, alla partita a calcetto con gli amici di sempre, al sole…  E quando la malinconia di casa prende il sopravvento, se non si ha una ragione abbastanza forte, si crolla e difficilmente si resta.
L'umiltà serve per se stessi. Bisogna partire con tanta forza di volontà, una mentalità aperta ma mai dimenticarsi da dove si viene. Ho visto italiani sentirsi superiori per esser diventati manager di qualche insulso pub, sentirsi arrivati e snobbare chi umilmente cercava di ritagliarsi uno spazio proprio in una terra sconosciuta. Last but not least consiglio di essere tenaci: non sarà facile ma ne varrà la pena.

martedì 25 agosto 2015

Moving to...#1: Francia

Moving to... è una serie di post che si propone di raccontare, in forma di intervista, le esperienze di vita all'estero di giovani italiani in cerca di rivalsa. Sicuramente per niente originale nel format (passatemi il termine televisivo), ma originale nelle risposte dei miei intervistati. Oggi, Sara, una giovane laureata in biologia, ci racconta la sua esperienza di vita nel paese che ha dato i natali alle escargot e alle baguette sotto le ascelle. Enjoy.


Perché hai scelto di trasferirti proprio in Francia?
Sapevo già che, una volta finiti gli studi, continuare il mio percorso professionale in Italia sarebbe stato difficoltoso. Poi, ho sempre pensato che le esperienze di vita all’estero sono occasioni non soltanto di crescita ma soprattutto di riscoperta. Uscire dal contesto nazionale dà la possibilità di analizzare la vita del proprio Paese con un filo di profondità in più.

Conoscevo già la lingua francese, avendola studiata a scuola, e sapevo che la cultura e lo stile di vita non sono poi tanto diversi dai nostri. Ecco perché ho cercato lavoro in Francia e mi sono trasferita lì.

Cosa, secondo te, rende la vita in Francia migliore e cosa peggiore rispetto all’Italia?
Sicuramente il loro sistema burocratico non è poi così semplice. Uffici, carte, documenti, firme e timbri proprio come in Italia. La differenza, forse, sta nel fatto che dopo tutti i giri e le circonvoluzioni il servizio pubblico è migliore. In termini di sanità, turismo, trasporti, eccetera.

Due punti vincenti della vita in Italia rispetto a quella in Francia sono, invece, il cibo (lo sapevamo o lo immaginavamo tutti) e le relazioni interpersonali.

Per carità, la cucina francese non è poi così cattiva. Però faticano a concepire gli equilibri nutrizionali, esagerano coi grassi, adorano gli snack. Tanto che persino i cartelloni che pubblicizzano i prodotti alimentari presentano, in caratteri vistosi, consigli come “Per la vostra salute, praticate un’attività fisica regolare” o “Per la vostra salute, mangiate ogni giorno almeno cinque cibi tra frutta e verdura”. In Italia amiamo il cibo ed esageriamo spesso con le quantità ma sicuramente sappiamo mangiare meglio.

Per quanto riguarda le relazioni interpersonali vorrei contestare l’idea diffusa che i francesi siano scontrosi e di poca compagnia. Direi piuttosto che tantissimi hanno difficoltà ad aprirsi ma una volta rotto il ghiaccio sono persone spiritose, detestabili, interessanti o noiose come quelle delle altre nazionalità. Molti altri sono comunque più estroversi e non hanno bisogno di un periodo di “adattamento” per intavolare un discorso con le persone sedute al tavolo affianco. Tuttavia la sensazione che ho avuto spesso è che, finito il momento, la serata, l’occasione, è più difficile mantenere un legame, un contatto.

Tre difetti del popolo francese.
La troppa sicurezza su certe cose, la troppa insicurezza in altre. Metterei al terzo posto “difficoltà nell’apprendimento della lingua inglese” – difetto che, ammettiamolo, caratterizza anche noi italiani.

Ti sei mai sentita discriminata in quanto straniera (o, più precisamente, in quanto italiana)?
In realtà non ho mai avuto troppi problemi per il fatto di essere italiana. Non so se ha influito il fatto che conosco la lingua francese e che, a loro dire, l’accento italiano è chiaro e anche molto affascinante. Le frecciatine sui modi caratteristici e sui difetti nazionali sono per lo più spiritose e, soprattutto, bidirezionali. Questo, ripeto, nella mia esperienza.

Si critica spesso l’Italia perché non sa valorizzare il suo vasto patrimonio culturale. La Francia gestisce più abilmente le sue ricchezze secondo te? Qual è il monumento/museo/ città/quellochetepare che più ti ha colpito?
Sicuramente in Italia abbiamo una ricchezza maggiore in termini di storia, di luoghi e di orgoglio culturale. Tralasciando le grandi città, i musei e i monumenti, il patrimonio culturale italiano trabocca di paesini e roccheforti che sono un gioiellino di ponti e strade, pietre e mattoni.

Quello che la Francia sa fare meglio è esporre e mettere a disposizione. A Parigi la maggior parte dei centri turistici e culturali offre gratuità ai giovani e agli anziani, biglietti ridotti per gruppi e studenti e la prima domenica del mese quasi tutti i musei sono aperti al pubblico gratuitamente. Lo stesso principio è seguito a Bordeaux, a Tolosa, a Lione.

La burocrazia è davvero più efficiente o è solo una leggenda?
Ho risposto già, senza volere. Riassumo in: lunghissima, incostante (cambiano molto frequentemente le regole e i procedimenti) ma efficiente.

Sei soddisfatta dei servizi offerti al cittadino (trasporti, sanità, ecc.)? Quanto costa un abbonamento mensile ai mezzi pubblici?
Il sistema sanitario francese è molto efficiente e lo Stato aiuta i cittadini francesi sovvenzionando visite ed esami, anche solo per prevenzione.

I mezzi pubblici sono funzionali e accessibili. Inoltre, la rete di trasporti è chiara ed esposta in ogni stazione o mezzo. A Parigi l’abbonamento mensile minimo è di 70€ per due zone (di nuovo, con riduzioni per gli studenti) e i possessori dell’abbonamento possono accedere a tutte e cinque le zone durante il finesettimana. Esistono quattordici linee di metropolitana all’interno del comune di Parigi, più cinque linee che escono dalla città fino nei paesi vicini e moltissime linee di bus diurni e notturni. La città offre anche una varietà di forfait per i turisti, con biglietti validi due, tre, cinque giorni per tutti i mezzi della rete e il servizio è quasi sempre ottimale.
Insomma, si può vivere a Parigi anche senza automobile.

Ti senti sicura per le strade francesi? Come ci si sente a vivere a Parigi con l’allerta ISIS?
A parte un paio di zone un po’ più movimentate, la vita a Parigi è abbastanza sicura. Per questo, quando ci fu l’attentato alla sede del giornale Charlie Hebdo la fiducia dei francesi nel loro sistema di sicurezza è crollata come un castello di carte. Da allora, il governo francese ha attivato il sistema Vigipirate, un piano di vigilanza e lotta antiterroristica che prevede un’intensificazione dei controlli a livello di accesso e circolazione in tutti i luoghi pubblici e un rinforzo dei controlli militari nei siti sensibili. Il piano Vigipirate è ancora a livello di massima allerta nella regione di Parigi, l’Île-de-France, decisione che causa una marea di critiche e dibattiti.

L’abitudine tipicamente francese a cui proprio non riesci ad abituarti?
Principalmente ho difficoltà ad adattarmi alle abitudini alimentari francesi. Se proprio devo sceglierne una, direi: mangiare la pasta scotta come fosse una verdura. Disgustoso. Ho i brividi.

Cosa consiglieresti ad un/a ragazzo/a che desidera seguire il tuo esempio?
Bisogna sapersi adattare. Riformulo: bisogna saper imparare tutto daccapo e costruirsi di nuovo. Rompere i propri schemi e crearne di nuovi è proprio quello che permette di confrontare, analizzare e considerare. Mica che sia semplice, che basti dirlo ed è fatta. Ma uno sforzo iniziale per togliersi pregiudizi, abitudini e manie vale davvero la pena.